— Come andò l’affare? chiese l’uomo del mantello nero, il quale vestiva come allora che il lettore lo vide sulla riva del lago mentre aspettava la barca del gigante.

— Come lo vedete... rispose il gigante contraffacendo colle grosse sue labbra un sinistro sorriso, e segnò la carrozza entro cui saliva il compagno invitandolo.

— Va bene... ed ora al lago... e scegliete bene il luogo.

— Lasciate fare, eccellenza... il gigante si curvò per passare dentro alla carrozza, l’uomo dal mantello nero ne chiuse lo sportello. Il cocchiere diè una strappata alle redini, il cavallo partì... Dal viottolo del Gallo Nero a Sant’Andrea... non v’era da traversare che la piazza del Bargello; il nostro uomo la percorse, ne spiò collo sguardo il terreno, e come chi si trova soddisfatto d’un esame a cui sia unito il più notevole interesse sorrise d’un sorriso da demone, si ravvolse nel suo ferrajuolo si cacciò a passo rapido per le vie della città e sparve nelle tenebre come perduto in un abisso!..

CAPITOLO XXIV. La barca.

La carrozza in cui eran saliti il gigante e quel suo ceffo di compagno seco loro recando quello strano carico, s’avviò per la strada istessa da cui eran venuti poche ore prima; svoltarono a destra e presa una via deserta fecer capo ad una stradicciuola che fiancheggiava la riva del lago.

La notte era cupa, innanzi a loro non era che un vuoto pieno di nebbia entro cui si spingevano e dove pareva si dovesser perdere; ma in quel vuoto, nascosti ad ogni sguardo essi camminavan sicuri compiendo l’opera loro.

Avevano cavato dalla carrozza, che rifece poi la strada, il loro carico... e lo portavano seco dietro strascinandolo pel fangoso sentiero della valle.

Era qualche cosa di sinistro a vedersi; uno di quei due uomini era piccolo, sciancato, nelle tenebre pareva un mostro; aveva una barba ispida, folta, capelli rabuffi, un occhio profondamente incavato, di cui le nere sopracciglia velavano il fuoco selvaggio... Questo sguardo fiammeggiava come da due grotte scolpite in una fronte schiacciata... una fronte di rettile. Il colore del suo volto che traeva al giallastro, era livido... Era del colore della notte; i suoi abiti erano laceri e lordi di sangue... sulle mani pareva avesse del sangue... L’altro era un gigante dalla taglia di un Ciclope... se sovra l’ampia sua fronte depressa fosse scintillato un sol occhio, potea dirsi la miniatura di Polifemo... avea due braccia pelose, due gambe nude fino al ginocchio... nervose, muscolose; avea una gran barba nera che gli scendeva fin sul petto coperto d’un pelo fulvo, aveva l’occhio rosso come un cerbero, la sua voce somigliava al ringhio d’un molosso... Questi due mostri, uno dei quali era rettile, l’altro tigre, o lupo... si trascinavan dietro qualche cosa d’informe avvolta in un sacco nero... strisciavano per così dire in mezzo ai canneti agitati da una brezza sottile... e sul lor passaggio non fuggiva che qualche folaga che batteva l’ali e strideva così che quel suo strido nelle tenebre della notte ti pareva un lamento... Intorno ad essi... quasi a cornice del quadro la nebbia che li avvolge, al di là della nebbia il lago colla sua acqua fumante, calma... attraverso alla nebbia non potevasi scorgere lo scintillar d’una stella... Essi eran soli!... soli coll’opera loro, e la compievano.

Si erano trascinati sino alla barca che giaceva tra i canneti; la lieve ondulazione dell’acqua aveva scostato il tratto di corda che legavala alla riva. Ve la trassero, vi caricarono il loro fardello, dieder mano al remo e la spinsero. La barca strisciando tra i giunchi si spinse oltre; i due remi batteron liberi l’onda del lago senza produrre alcun rumore, senza che nel loro tuffarsi mandassero uno spruzzo. Orecchio umano non avria potuto avvedersi che una barca correva sul lago, e come rapida correa!... Si compieva un’opera di morte... e non si sentiva la vita che la traeva al suo fato... tutto era silenzio... quei due uomini colla loro barca pareva che si confondessero colle tenebre... pareva che ne formassero una sola immagine terribile, spaventosa!... Ad un punto del lago, dove il remo che ne tasteggiava il letto non trovava fondo, sostarono e deposero i remi. Il gigante legò alla bocca del sacco un oggetto che pareva avesse la forma di un grosso masso di granito e ch’egli si barellò prima sulle braccia come fosse un giocattolo... levaron dal fondo del battello il loro carico, lo sollevarono sull’acqua e fecer per spingerlo.