Era l’ora della predica, all’invito che facea ai fedeli la campana della chiesa col suo martellare a rompicollo, come moveva l’estro al campanaro che ci teneva a dar prova della forza muscolare delle sue braccia, la folla s’avviò verso la chiesa che si gremiva di gente, talchè innanzi allo sguardo offrivasi un livello orizzontale di cuffie e di lucidi dischi di spille che scintillavano al chiaror delle lampade e dei ceri accesi dagli altari intorno ai quali la folla si era prostrata divotamente, e credeva sul serio, che quello sgraziato del figlio di Dio fosse stato condannato con tanto talento da suo padre ad esser sacrificato e mangiato, e masticato da tante bocche di fedeli, quanti erano le migliaia di preti, delle migliaia di chiese, e quante eran le bocche dei milioni di cattolici che agevolavano ai fornai il consumo della farina nella fabbrica delle ostie più o meno consacrate... e che io credo i soli che abbiano trovata l’utilità della Comunione e della Messa!...

La predica era incominciata; il parroco del paesello era un buon parroco, un uomo ben pasciuto, ben tarchiato, per trarne la desunzione che l’astinenza dal bicchiere e dai buoni bocconi non era una delle sue più grandi virtù, ma ciò dopo tutto non provava ch’egli non fosse un buon uomo... tant’è vero che per essere buoni bisogna esser tranquilli, e che per esser tranquilli bisogna aver con che soddisfare ai proprii gusti ed ai proprii bisogni... Egli credeva di far molto meglio usufruttando vivente d’una lauta tavola da cui ogni giorno avanzasse qualche cosa da dare a qualche povero della parrocchia, di che nell’infliggersi la penitenza d’un digiuno che se poteva contribuire a dimagrarlo non gli dava alcun piacere e non era utile poi ad alcun altro... Parlava a quella buona gente dei doveri del cuore, dei loro obblighi; li condiva con qualche tiratina di future beatitudini celesti, ma così in via d’accessorio come una salsa piccante che insapori un piatto. Diceva loro saggie cose come credeva che meglio lor potesser convenire e come ad ei parea più facile far loro accettare.

Ambrogio il carbonaro durante la predica era rimasto appoggiato ad una colonna del tempio, come uomo nel cui animo duri ancora una lotta; egli aveva ascoltato e stavasi incerto su cosa dovesse fare; scorgevasi che qualche cosa egli avea divisato, ma mal s’avria indovinato che cosa, perchè la sua fisonomia se tradiva un interno turbamento nulla diceva di quel ch’ei pensasse, e stavasi tutto chiuso in sè stesso, e incerto egli pure di quel che far si dovesse.

Quando don Luigi finita la predica... dalla sagrestia passava alla sua casa, si vide muovere incontro il carbonaro; Ambrogio era pallido e visibilmente commosso, egli si gettò d’innanzi al prete scomposto negli atti e stette in faccia a lui articolando colle labbra tremanti alcune parole che egli al certo non comprese poichè si fermò quasi atterrito...

— Che volete buon uomo?... domandò egli dopo che ebbe atteso per alcuni istanti una spiegazione.

La voce parea soffocata nella gola del carbonaro, che a quella domanda come riscosso da un intorpidimento mentale, levò sul prete il suo sguardo inquieto, oscillante... e parve che fosse come richiamato in sè da quel suono che lo toglieva alla preoccupazione d’un pensiero.

Il prete lo guardò alla sua volta con sorpresa; quel senso quasi di pauroso timore che gli aveva cagionato quell’improvviso ed inaspettato incontro, accompagnato da sì strani modi, svanì di faccia a quella vaga manifestazione di dolore, di incertezza che potè leggere sul volto del carbonaro. Egli comprese che nell’animo di quell’uomo s’agitava forse una lotta... Ei non sapeva qual fosse, ma gli si rivelò per quell’intuizione facile a coloro il cui ministero li mette a contatto delle varie manifestazioni dell’anima umana... — Che volete buon uomo?... ripetè egli ancora facendo, un passo verso il carbonaro, e procurando di dare alla sua voce tutta la possibile dolcezza.

Lo sguardo immoto d’Ambrogio che si fissava compreso quasi da arcano sbigottimento in quello del prete, si animò a quella voce che era un invito alla confidenza... a quella parola che pareva promettergli un conforto... un tremito improvviso corse le sue fibre... L’ultima battaglia del cuore contro l’istinto, della coscienza contro la paura, si vinceva in quell’istante supremo in cui da quell’animo concentrato in sè stesso, coi segreti del suo passato, usciva un’aspirazione verso il bene!... Egli cadde alle ginocchia del prete e gli mormorò con voce che rompeva il singhiozzo del petto anelante, — padre, io sono un grande colpevole!... — Il buon prete fu commosso da quello slancio, egli guardò quell’uomo che inchinava d’innanzi a lui la sua fronte che aveva forse altra volta sfidato Iddio, e si sentì compreso da tutta l’imponenza di quel ministero d’amore che fa del pergamo la dottrina della fratellanza umana, che ha per tempio il cielo col suo arabescato padiglione di stelle, che ha per terreno il cuore in cui può coltivare tante nobili aspirazioni d’amore e di virtù!... Egli sollevò il carbonaro e fattogli cenno di seguirlo, lo fece sedere vicino a lui nella modesta cameretta che gli serviva di studio ed in cui si raccogliea nell’aspirazione della preghiera pregando forse dal cielo pace e conforto a questa progenie di infelici che costituisce l’umana famiglia!...

La stanza o per meglio dire il gabinetto di don Luigi era come dicemmo modesto; v’era però quella decenza che non si scompagna mai dalla proprietà, per quella stima che si deve avere di sè stessi onde ne è impedito di venir meno a noi in tutto ciò che fa parte della nostra esistenza; quella proprietà che si mostra nell’esteriorità dei suoi atti, come nell’adempimento de’ suoi doveri morali. Vi si vedeva una ricca libreria adorna delle più belle opere di quel tempo che non mancava di insigni scrittori, le figure di santi onde andavano adorne le pareti erano opere d’arte piuttosto che goffe immagini; di sopra al suo semplice inginocchiatojo era sospeso un quadro a larga cornice rappresentante Gesù, allora che nell’orto di Getsemani prega dal cielo coraggio e fermezza.

Era un bel quadro!... ed era ben atto ad inspirare la pietà del sacerdote, quell’immagine d’uomo prostrato d’innanzi all’idea della Divinità, mentre chiede a sè stesso come potrà compire la grande sua opera... sbigottito e scoraggiato dalla perversità a cui egli si offre olocausto!...