L’immagine di Maria, tipo eterno di bellezza, di poesia e d’amore da cui il genio trasse le più splendide aspirazioni all’idealità d’una forma che non fu mai altro che la divinazione del bello!... spiccava di prospetto al primo, dentro una bella cornice di ebano intarsiato maestrevolmente a rabeschi; ai due fianchi della libreria v’era un san Giuseppe ed una Maddalena... null’altro!... v’era insomma una famiglia invece d’un calendario ed in mezzo a quella conviveva il buon prete.
La dolce armonia di quella stanza, la fisonomia aperta del prete, da cui non si rivelava altro senso che non fosse quello d’un’infinita bontà, parve riconducesse dal suo smarrimento l’animo agitato del carbonaro... egli portò alle labra la mano che don Luigi gli abbandonò con atto di conforto, come per sostenerlo in quella lotta che forse impegnava ancora gli ultimi suoi sforzi. — Padre... mormorò egli; credete voi che Dio possa perdonare un assassinio?...
Per quanto don Luigi fosse disposto ad una rivelazione strana, in quanto che palese vedevasi d’innanzi la violenta agitazione di quell’uomo, pure, a quella recisa dichiarazione... a quella parola assassinio, buttata là, senza preamboli, egli trasalì e guardò in faccia il supplicante che curvò la fronte sotto il fascino di quello sguardo che pareva gli ricercasse le più profonde latebre del cuore per trarvi il pensiero della sua colpa.
V’era però una tale espressione di dolore in quel volto pallido ed abbattuto dai rimorsi e dalle sofferenze, che lo sguardo di don Luigi ripresa la sua bonomia naturale si fe’ ad interrogarlo coll’abituale dolcezza.
— Dio può tutto perdonare, o fratello... gli disse egli... anche i più gravi delitti purchè l’anima che si volge a lui non finga un pentimento che non sia maturato nel cuore...
— Sono pentito, padre!... ripetè Ambrogio con voce debole e tremante, ed il suo sguardo smarrito si animò alla confidenza... Padre!... io ho tanto sofferto... che la morte mi peserebbe meno del pensiero della mia colpa!... Padre!... la maledizione del cielo si è gravata sulla mia casa da quel giorno terribile in cui la mia mano si è lordata di sangue... Padre!... mia moglie è morta nella miseria... quasi di fame... ed io non ho neppure vegliato al suo letto di morte!... mio figlio non è più tornato sotto il tetto che era fulminato dalla maledizione di Dio!... ma io ho tanto sofferto che Dio avrà misericordia di me...
La parola della fede dalle labbra del sacerdote passò rugiada vivificante sul cuore del colpevole; Ambrogio che parea non si sapesse decidere ancora a richiamarsi i dettagli tutti di quell’orribile fatto che per spavento gli ammortiva tutte le forze dell’anima... ad ogni parola del prete traeva forza per quell’atto confidente che gli scemava dal cuore il peso della stessa sua colpa... L’animo umano è come la ruota a cui basta dare il primo impulso perchè giri sopra sè, ed a cui basta continuare indi un piccol moto perchè prosegua nel suo roteare. Apertosi una volta all’abbandono vi si slancia; quand’abbia aperta una via a sè d’innanzi, corre!... ond’è che tanto sia facile a questa viziata o malata natura umana l’inclinare alla virtù od al delitto... e sull’una o sull’altra via lanciarsi con tanta foga di bene, con quanta vertigine si corre talvolta su quella del male...
Il carbonaro nulla tacque nè a sè stesso, nè al prete... egli analizzò tutto quanto concorse a fare di lui ciò che era; ei nulla tenne celato... si trovò infame... e si chiamò infame!... ei sentì di non poter nulla nascondere perchè gli parve che l’occhio della Divinità fosse dentro al suo cuore e vi leggesse le pagine più ascose; egli disse come traesse a morte nella sua capanna il ferito... come avesse accettato quel patto vile, come da quel giorno si fosse dato ad ogni ribalderia con dissoluti compagni... Disse della morte di Giulietta, dell’orfano che correa il mondo in cerca dell’assassino di suo padre, che non avrebbe al certo risparmiato anche il figlio ove lo avesse trovato sul suo cammino.. e come gli paresse di non sentirsi tranquillo senza che a costo della sua stessa vita egli non avesse fatta al figlio ogni rivelazione di ciò che riguardava l’assassinio di suo padre.
La possibile conseguenza d’un nuovo spargimento di sangue che potesse essere e con ragione il frutto della rivelazione del carbonaro, suggerì al buon prete qualche consiglio di prudenza; quell’animo avvezzo alla rappresaglia, al sangue, non trovava quiete al suo spirito agitato dal rimorso che segnando alla vendetta del figlio l’uomo con cui egli aveva patteggiata la morte d’una vittima... V’era un carnefice da colpire, v’eran un colpevole ed un complice, ed egli complice e colpevole denunciava nello stesso tempo al braccio inesorabile della vendetta. Ciò era logico secondo lui. Don Luigi s’oppose dapprima a questo progetto, gli parve arbitrario diritto il sostituirsi vindice quando la punizione era nel diritto di Dio... Per quanto fosse uomo sentì di esser prete e sacerdote di pace non fautore di atti violenti che avrebbero fatto versare dell’altro sangue sul sentiero della vita. Ma quando Ambrogio con quel linguaggio energico che gli veniva dalla sua natura assoggettata alla pressione della sola idea con cui egli credeva poter riparare al suo fallo, gli mostrò che l’odio di un uomo pendeva eterna minaccia sul capo d’un altro innocente sinchè questi non sapesse il nome che affannoso andava cercando.... quando gli dipinse l’orfano prostrato sulla tomba del padre invocando invano un nome alla muta inesorabilità della morte, quando gli disse come chiuso in un pensiero che logorava la sua vita ei non domandasse altro al cielo che questo nome!... L’uomo si destò disotto a quell’abito che ammortisce le aspirazioni!... Egli sentì che vi era un animo lacerato su cui versare l’unico balsamo che ne potesse acquietare lo spasimo, che v’era una creatura da difendere, e che nella possibilità di un fatto il cui sviluppo era nascosto nei misteri dell’avvenire, nella certezza d’un male che già esisteva, nella prolungazione di una tortura, nel pericolo che una nuova vittima cadesse suggello al delitto per assicurare l’impunità del colpevole, non era poi delitto dar braccio a questa provvidenza, che se si serve per colpire o per sollevare dell’opera umana, potea ben presiedere a motrice di quel fatto istesso che ora si compieva intessendo le fila di quell’imperscrutabile e continuato lavoro che essa compie e rinnovella sulla via dei secoli, seguitando il suo cammino verso l’eternità, ch’è l’infinito!...
— Che Iddio e la tua coscienza t’inspirino, o fratello, diss’egli versando nell’animo del colpevole la santa parola del perdono.