Il cavallo che venia di corsa... si era fermato restio... e scalpitante innanzi al ponte della croce!...

— Che il diavolo ti porti!... mormorò il cavaliere... Ebbene, cos’hai?... e gli diè di sproni nel fianco... l’animale non si mosse.

— Per Dio!... gridò il cavalcatore indispettito... padron Beppo me ne dirà di belle per la testardaggine di questa malnata rozza!.. e borbottò di nuovo tra sè qualche sonora imprecazione come per dar forza al suo ragionamento!... Gettando allora uno sguardo innanzi a lui... il cavalcatore che era un cavallaro del paese s’accorse che là s’era compiuta qualche trista faccenda... e non tardò ad avvedersi che due uomini stavan stesi sul terreno...

— Ha più giudizio che non sembra questa maladetta rozza, disse fra sè e scese.

Era un certo Antonio giovane di stalla; il suo padrone teneva locanda proprio presso alla casa di Giulietta... Il ponte della Croce aveva bastevol rinomanza per dargli tosto a capire di che si trattasse, nè tardò molto a comprendere il perchè avesse intesi quei due colpi che gli avean fatto affrettare il passo a tutta corsa. Come ei fu presso ai due caduti riconobbe tosto Ambrogio il carbonaro, e diè un’esclamazione di sorpresa; l’altro nol conobbe, chè Adolfo mancava da troppo tempo, ed era ben cangiato da quand’era partito dal paese, d’abiti e di modi e nel volto, che gli si era ingentilito in quella nuova vita nella quale s’era messo.

Ambrogio era stato colpito al petto, ed era morto; il cuore di Adolfo batteva ancora; le sue labbra articolarono un lieve lamento; il giovane si chinò sovra di lui. Che fare?... non era quello il luogo più adatto a meditare sul da farsi, ed era la più spiccia torlo alla meglio di là... A dir vero egli si guardava d’intorno poi con tanto d’occhi spaventati da far credere che egli non vagheggiasse altro che una buona corsa; si stese sul davanti della cavalcatura il ferito, lasciò il morto ove si trovava, chè ormai non potea più trovar incomoda la sua posizione, diè di sprone al cavallo... e s’avviò difilato verso il paese... Adolfo vi fu tosto riconosciuto e recato alla vecchia Margherita; essa lo vegliò colle cure tenere di una madre, ed andava borbottando ad ogni leggier lamento che escisse dalle sue labbra che copriva di baci. L’aveva detto io!... il diavolo questa notte non poteva a meno di mettervi le corna!...

CAPITOLO XXXIV. Sparita!...

I convitati d’Enrico cessaron dalle risa e si guardaron sbigottiti; un arcano terrore si dipinse sui loro volti fattisi lividi. Quella scena muta, rapida, ed imponente aveva qualche cosa di strano. Nella mente d’ognuno sorsero vaghe paure di fantasmi e di spettri; quella vasta sala quasi nuda d’arredi... quel palazzo che fu deserto per tanto tempo ed il cui silenzio di morte erasi violato quella notte dalle grida scomposte dell’orgia, assunse quelle forme chimeriche per cui dal popolo lo si teneva in conto come d’una casa maledetta dove i demonj venissero a danzarvi la tregenda. Ripensaron cose a cui prima avevan sorriso con disprezzo.... La lampada che illuminava quel quadro pareva che oscillasse ai loro sguardi... e projettasse lampi di luce sanguigna... Il grido della sorpresa morì soffocato nella loro strozza, e quando Enrico scosso dal torpore in cui lo avevan tenuto le troppo frequenti libazioni, eccitate dalla febbrile sua esaltazione, sorse dal suo posto e cercò a sè vicina la sposa, e richiese collo atto i suoi esterrefatti compagni.... trovò tutti quegli sguardi fissi su lui... quei volti spauriti!... Egli provò una strana sensazione quasi di paura!... gli parve che qualche cosa di terribile succedesse d’intorno a lui, ben non sapea che cosa... che la sua mente non ancora libera ben non comprendeva.... pur presentì che qualche cosa, che che si fosse, doveva essere avvenuto di strano!...

Quando gli fu detto che Angela era sparita, che un fantasma comparso sulla soglia improvvisamente l’aveva involata a quel banchetto... rapita a lui!... che ebbro di lascivia pregustava già col pensiero le gioje dell’imene!... un grido di rabbia ruggì sulle sue labbra, i suoi occhi rotearon sanguigni nell’orbita, le pugna serrate minacciarono il cielo, e parver sfidare l’opera qual si fosse che si frapponeva tra lui e la sua vittima... Ma sopra il suo capo non era che la vôlta della sala fregiata dei suoi dipinti, colle sue figure sorridenti ed immote... colle sue immagini di guerrieri e di vergini... Intorno a lui regnava il silenzio dello sbigottimento, l’orgia non aveva più le sue grida allegre e spensierate, il canto non rallegrava più la mensa nuziale.... Marta!... Marta!... gridò egli lanciandosi sulla soglia della sala.

Marta!... ripetè l’eco che si perdeva lontano lontano.... Marta!... Marta!...