La ferita di Adolfo lasciò molto a temere per qualche tempo, ma poi non tardarono i primi sintomi d’una prossima convalescenza; a poco a poco il pallore delle sue guancie si animò, nello sguardo scintillò la vita che parea fuggisse collo scorrer d’ogni giorno... giorni d’angoscia e d’affanno per la povera vecchia che vegliava al suo letto d’agonizzante colla premura d’una madre!...

Finalmente ei fu salvo... Il dottore lo dichiarò colla compiacenza di sè stesso, e con somma gioja di quanti s’interessavano per il giovane, a cui tutti quei del paese avevano simpatia e che lo sospettavano vittima di qualche infame tranello.

Non appena coll’animarsi in lui della vita, la mente lo ritornò alla piena conoscenza dell’esser suo, due pensieri gli si affacciarono, occupando tutte le sensazioni della sua anima; Angela!... la vaga fanciulla, che aveva incontrata sul suo sentiero come una benedizione del cielo!... e congiunta a quella soave immagine.... Mostruoso insieme d’un’idea che assimilava i palpiti più dolci del suo cuore, ai fremiti convulsi del suo odio furente, alle trepidazioni del suo terrore angoscioso, un fantasma d’uomo... Egli l’aveva indovinato sulle labbra d’Ambrogio... egli l’aveva presentito, l’uomo che era sorto tra lui e la felicità, col suo beffardo sogghigno da demone.... L’uomo ch’egli aveva chiesto a Dio per colpirlo col braccio armato delle sue folgori vendicatrici... quell’uomo era là... vicino ad Angela!...

Il giovine si agitò sul suo letto come il torturato sull’aculeo che lo strazia!... Ei non sentì le sue carni lacerarsi, nè le sue membra frangersi... ma in quella tortura terribile dell’impotenza che vorria trovar la forza nella convulsione del desiderio... quando in questo desiderio si accentrano tutte le aspirazioni dell’animo... ei provò ciò che nè gli aculei, nè i carnefici hanno mai fatto provare alle loro vittime... Il corpo sviene sotto la pressione d’un dolore... nelle membra rotte cessa il palpito che le anima.... la natura ha imposto una sosta al martirio, ha lanciato una sfida ai martirizzatori... Alla forza che strazia... ha detto... qui ti fermerai perchè al di là di quel dolore vi ha il deliquio o la morte... Due sonni che sono una sosta del martirio... Ma v’ha qualche cosa di più orribile della tortura dell’aculeo e di tutto quell’apparato di tormenti con cui la tirannide credette far sfoggio della sua potenza impotente... ed è l’accentrarsi del pensiero in un’idea fissa, irremovibile, eterna come il tormento che vive con lei... Muta perchè non chiede, e non ascolta; chiusa in sè... per cui tutto non è più che lei sola!... quando ogni palpito si anima in lei... ogni atto è lo scatto d’un sol fremito, febbrile, vertiginoso, convulso. Aver d’innanzi al pensiero ciò che sia l’angoscia più disperata dell’anima... Vestirla con tutte le forme del delirio... e per distruggere questo sogno che è una realtà, voler dare la vita... sè stessi, tutto... e sentirsi impotenti a fare... Impotenti a lottare contro questo pensiero che è là... d’innanzi a voi... come un insulto orribile!... mostruoso sarcasmo della fatalità che si fa giuoco della disperazione. Voler frangere la catena che danna a vita il forzato... voler atterrare le mura che lo seppelliscono come in una tomba, e meno che voler distruggere un delirio che è in voi, che fa parte di voi... a cui voi date vita... che vi tortura eternamente, e che eternamente s’incarna con voi da farne un tutto!... Se una catena si può frangere per quanto salda sia... se le mura d’un carcere si possono atterrare... v’è qualche cosa d’impossibile.... ed è la distruzione del pensiero, fatuità indefinibile che vi traduce una realtà con tutte le forme della vita, che ve le sminuzza d’innanzi... che vi trasporta sino a toccare, a vedere, a sentire... Era questo lo stato di Adolfo... Egli vedeva quella figura d’uomo che era l’assassino di suo padre... l’uccisore di sua madre!... schifosa sembianza di ragno che intorno ad un viso di angelo stendeva le immonde fila della sua tela... Egli vedeva quell’agonia della vittima che si dibatte contro la brutalità del carnefice... E mentre coll’alito avria voluto distruggere quell’orribile sogno che era una verità ch’egli presentiva... si trovava là... corpo animato dalla vertigine che si disfaceva sotto lo sforzo del voler rifarsi per essere diverso da ciò che era...

Da questo stato d’agitazione non ne poteva venire di conseguenza che un continuo peggioramento del ferito. Lo scorrer di qualche mese non fu che un continuo trepidare per la sua esistenza per quanti s’interessavano intorno al suo letto... la gioventù vinceva è vero sul male, era però una vittoria lenta e penosa... ed il tempo scorreva intanto maturando i tristi eventi a cui pareva congiungesse quel non so che di fatale che così spesso si fa fosca guida delle vicende umane...

Frattanto che il nostro eroe, a cui le cure renderanno vita e salute, riprenda lena al compimento degli inquieti progetti che s’agitano nella sua mente inferma... ritorniamo sui precorsi avvenimenti che abbiamo lasciati di sbalzo per riannodare le fila del nostro racconto.

Come dicemmo, nella casa della valle, la notte in cui Angela era sparita dalla sala del banchetto, tra le braccia di quel fantasma che aveva assunto le sembianze della vecchia Marta, regnò la più concitata agitazione... fu un correre per tutta la casa... un sussurrarsi dai convitati mille cose strane, assurde le une più delle altre, quali potevano essere prodotte da quel fatto, inqualificabile per quanti vi assistettero, muti spettatori esterrefatti dalla sorpresa... I tempi correvano pieni di pregiudizj; quella casa era fatta centro di sortilegi e di diavolerie da persuadere, come la cosa più naturale del mondo, l’opera soprannaturale di qualche spirito che vi potesse compiere chi sa che strane faccende....

Ne divenne da ciò che da quella notte si fe’ d’intorno ad Enrico un vuoto inesorabile.... Era forse il principio del castigo che ricadeva sul colpevole!

I suoi stessi compagni d’orgia e di dissolutezza s’allontanavano da lui come da una minaccia di sventura... Egli si trovò solo... nel silenzio del suo vasto palazzo, solo colle memorie che gli ricordavano ben terribili cose... Per la prima volta egli si sentì opprimere da quel peso d’un passato che ritornava su lui come un arco di cui egli fosse centro a sostenere la vôlta, e sotto cui sentiva mancare le sue forze che si esaurivano in quella lotta terribile del pensiero che vuol fuggire il passato, spaventato dall’avvenire.... e che si sente ingojato da questi due vortici che lo stringono e si fondono in quell’abisso di disperazione che è il vuoto dell’anima....

Marta era sparita.... La casa della valle somigliava ad una tomba dentro cui vivesse un fantasma. Si vedeva un lume ardere nella stanza che il signore aveva scelto per abitazione....