La porta ne era chiusa, ei ne usciva e vi rientrava.... e quei della borgata lo sogguardavano silenziosi e quand’era molto lontano o quand’era entrato nella casa si parlavan tra loro a voce bassa bassa e dicevan a chi più... mille stranezze fantastiche sui misteri della casa della valle.

CAPITOLO XXXVI. Mastro Antonio il Barbiere.

Non molto discosto da porta Leona, a sinistra della borgata, esisteva una bottega coll’insegna d’una forbice e d’un bacile, forbice e bacile erano a dir vero di struttura poco artistica.... l’una era un arnese arrugginito dal tempo e dall’acqua, l’altro era di ferro corroso e pareva più un coperchio d’una delle nostre marmitte di ghisa, di quello che dovesse essere. Dopo tutto l’uno e l’altra formavano l’insegna della bottega di mastro Antonio il barbiere... Ad attestare l’ingegno del barbiere si vedeva appeso al muro un vetro contornato da una larga cornice d’ebano dietro cui era stirato un drappo nero, tela o cartone che fosse; e serviva di specchio agli avventori di mastro Antonio che erano i villani dei dintorni ed i lavoranti della borgata.

Attorno alla bottega eran disposte in bell’ordine varie panche su cui uno dopo l’altro si succedevano gli avventori, sui quali il nostro figaro del 1600 sfoggiava la prodigiosa agilità della sua terribile arma...

Pare che da quando la civiltà del Galateo statuì, come articolo principale l’indispensabilità dei barbieri, questi non fossero gran fatto dissimili tra loro, e ci tenessero a non violare la tradizione che ce li tramandò adorni dei rispettivi loro meriti! Barbiere allora volea dir però molte cose che oggi non soglia esprimere una tale qualifica. Eravi un’applicazione più ampia allora a quell’epiteto, perchè appunto più ampia era la sua missione... Adesso che la civilizzazione ha sviluppato in ciascun uomo la facilità di far imbrogli, gli imbroglioni non hanno più la patente dell’individualità; se ne è costituita una grande famiglia che agisce per conto proprio e senza bisogno d’intermediarj.

Fedele dunque al costume dell’epoca, mastro Antonio era un uomo che non veniva meno alle qualità essenziali della sua professione. La sua bottega come quella di tutti i barbieri era il Club..., in miniatura, delle grandi riunioni; vi si parlava di tutti e di tutto... si occhieggiavano dai vetri le belle ragazze che passavan per via, e non c’era fallo che chiestone il nome a mastro Antonio non lo sapesse a mena dito, e non ne desse le più precise informazioni.

Io credo che l’antica Mitologia, che ha simboleggiato virtù e colpe... opere... e cose, per dar forma al pettegolezzo avrebbe dovuto scegliere un barbiere.

Una sera c’era ressa d’innanzi alla bottega di mastro Antonio... pareva che si discorresse di cosa ben importante chè tutti avrebber voluto sapere: ognuno che passava si mettea nel numero, tutti tendevano tanto di orecchi; si sentivan esclamazioni, si vedevano atti di sorpresa.

Mastro Antonio era nel suo elemento come un capitano in mezzo alla mischia... aveva d’intorno a sè gente che voleva sentire a tutti i costi ciò che egli accennava di voler dire, e che non diceva mai... Aveva scoperto nientemeno che il segreto del palazzo della valle...

Immaginati lettore l’effetto ch’egli aveva prodotto d’intorno a sè quando aveva detto... Amici... nel palazzo c’è un mistero...