Aspettava il ritorno di suo padre che avrebbe chiesto di lei, che di lei avrebbe fatto responsabile l’uomo che s’era intruso nella sua famiglia per carpirne la confidenza e rubarne il tesoro... pur nulla di tutto ciò avveniva, e la povera fanciulla gemeva intanto straziata da tutte le torture d’un’angoscia senza conforto... Infinita come il pensiero de’ suoi mali che sulle sue labbra di fanciulla avevano estinto il sorriso della giovinezza!...
Enrico che aveva inteso il grido d’Angela e che s’era slanciato verso quell’ala del fabbricato da dove era venuta la voce, diè addietro d’improvviso atterrito, coi capelli irti, colle labbra pallide. In quella stanza!... mormorò egli con voce bassa e fremente. Lei!...
Scorsero alcuni istanti durante i quali una fiera lotta si combatteva in quell’anima incallita nel delitto, e che pur non sapeva vincersi in quello sforzo paralizzato dall’impressione. V’ha qualche cosa diffatti per chi sia rotto alla colpa, più orribile di un cadavere... Un cadavere è una cosa... si sa dove è... lo si vede, e se si deve passar oltre, lo si evita oppure lo si calpesta come più si voglia. Ma aver d’innanzi a sè il pensiero del proprio delitto... Vederlo come allora, in quell’attimo terribile in cui si è compiuto... averlo presente vestito coi foschi colori che vi presta l’immaginazione... ecco l’orrendo spasimo d’un’agonia che dura finchè in voi dura l’idea che ve ne formate; esso è ben più terribile dell’agonia reale che dura quanto solo può durare un’agonia, a cui vi sottraete, o che fate finire più presto. Un fantasma per chi è reo... è più che un uomo... L’uomo è contro lui, il fantasma è in lui... L’uomo s’uccide... e v’ha una convulsione in quel parossismo che attutisce le facoltà intellettuali e fa dominare assoluta la sensualità delle impressioni. L’orgasmo ed il terrore, sono sensi che costituiscono in dati momenti una vita a parte... talchè vedremo talvolta il timido farsi entusiasta e l’indomito farsi pauroso. Essi sono quali sono fatti in quell’eccezione del momento per riprender tosto dopo la loro veste abituale.
Enrico lottava con sè stesso!... lotta terribile della realtà contro l’indefinito... dell’uomo contro un’idea che lo accerchia, che lo stringe, che è in lui... ed in cui egli vede una cosa orribile fuori di lui, e che pur sente in sè... È un impressione nella quale egli si perde, che si fonde con lui e che volendola superare per lo sforzo istesso del pensiero che la combatte, si veste e si anima di ognor nuove forme; che si riproduce quando egli crede d’averla distrutta.
S’intese un rumore come d’un corpo che cade, un altro grido che non era mandato dalla voce d’Angela... Enrico non vide più nulla... egli aveva vinto sè stesso perchè tutta la vitalità della sua anima era stata deviata; in quel momento di parossismo il pensiero era assorbito da quel fatto che si compieva e che diceva a lui ardente di libidine e di vendetta... Angela è là!...
Nell’istesso frattempo Adolfo s’era gettato dentro al piccolo sotterraneo, aveva sentita la scala sotto allo sue mani, l’aveva salita. Angela s’era rannicchiata pallida di terrore nell’angolo più remoto; un fioco lumicino ardeva in mezzo alla stanza, il grido di spavento che stava per uscire dalle labbra della fanciulla gli si soffocò dentro il petto anelante, essa si levò, bella... divina!... collo sguardo acceso... le gote infuocate... le braccia protese come verso una visione! Adolfo!... mormorò essa con voce debole e fioca come un sospiro... Adolfo!... Il giovane ebbe appena il tempo di slanciarsi verso lei ebbro d’amore, di felicità, dimenticando tutto! sè stesso, il luogo ove si trovava, il passato, l’avvenire! per non vedere che lei!... Un’altra porta nello stesso tempo aveva ceduto sotto la pressione d’un urto terribile, un altr’uomo s’era slanciato in quella stanza... Adolfo mandò un grido di gioia... Enrico più livido d’un morto si vedeva sorger di contro il fantasima d’un altro assassinato, là... dove aveva sepolto il fratricidio!... Egli mandò un ruggito terribile di rabbia che soffocò in lui il fremito dello spavento... Entrambi trassero il pugnale e si lanciarono l’uno contro l’altro.
Bastò ad Adolfo quel movimento di terrore a cui non potè sottrarsi l’uomo ch’egli aveva chiesto a Dio colla più ardente delle preghiere, a satana col più truce de’ suoi giuramenti, per deporre al suolo Angela che era svenuta tra le sue braccia.
Que’ due uomini s’incontrarono corpo a corpo... Il lume si spense urtato nella lotta. Erano soli in mezzo alle tenebre, nella solitudine di quel palazzo misterioso... S’intese un cozzar di ferri... lo strider delle due lame che si urtavano sitibonde di sangue, un anelito di petti... un gemer sommesso come d’un dolore che si freni sul labbro, uno sbalzar per la stanza come di due tigri che s’avventino... poi un grido di rabbia... una bestemmia, un rantolo, poi... si fe’ silenzio... un silenzio d’un attimo... Adolfo era caduto sulla vittima nella cui gola aveva piantato sino al manico il suo coltello. Egli si sentì umide di sangue le mani, intriso di sangue il volto che sulla fronte gli era spruzzato mentre cadeva sopra di lui; ascoltò se ancor si moveva... non intese che il rantolo della sua agonia... e il gorgogliar del sangue che usciva dalle arterie squarciate. Si levò; Angela giaceva tuttavia svenuta.
Adolfo battè l’esca ed accese il lume che per fortuna era rotolato in un angolo della stanza e non s’era del tutto riverso. A quell’oscillante chiarore egli vide allora... e fremè per tutte le fibre. Quella stanza era squallida ed umida, non v’era per terra presso al canile di paglia che una scodella di legno, non v’era che un piccolo pertugio che parea più lo spiraglio d’una prigione, che una finestra. Angela giaceva svenuta al posto ove egli l’avea deposta; le sue vesti eran tutte intrise del sangue di cui era allagato il suolo e che zampillava ancora dalla squarciata gola del morente; i capelli aveva rabbuffi ed irti sulla fronte, non mandava più che un debil alito, un rantolo fioco più di morto che d’agonizzante.
Adolfo si tolse tra le braccia il prezioso fardello e scese desideroso di togliersi a quel terribile quadro. Marta rinveniva allora dal suo assopimento, al rumore dei passi di Adolfo che scendeva la scala si alzò. Il giovane mandò un grido di sorpresa e di spavento al veder rizzarsegli di faccia quel nero fantasima, impressionato tuttora da quanto era succeduto, da quanto egli aveva compiuto in quella casa maledetta, ebbe quasi paura di quell’improvvisa apparizione!... Dal petto di Angela uscì un debole lamento... le sue labbra pallide mormoravano un nome... Adolfo!...