Il giovane si scosse... si strinse al cuore la fanciulla e gettò uno sguardo di sorpresa sulla vecchia che gli si era rizzata contro minacciosa ma essa pure aveva inteso il nome che avevan mormorate le labbra di Angela. Al debole raggio di luce che veniva dalla stanza dove ardeva il lume acceso da Adolfo essa lo guardò; sulla sua fronte lampeggiò un raggio di gioia. Sareste voi!?... voi il signor Adolfo?... domandò essa volgendosi al giovane che la guardava inquieto ed attonito. Oh che siate benedetto!... è ben il cielo che vi ha mandato!...

— Sì, sono io... rispose Adolfo assicurato dall’accento della vecchia, benchè nulla comprendesse, e fosse ansioso di conoscere i particolari di quello strano avvenimento. Ma ora è necessario, buona donna, di far rinvenire questa fanciulla...

— Scendete dunque, scendete presto... qui v’ha dell’acqua... e le tenebre della notte ci proteggono ancora.

Ajutò quindi il giovane a uscir fuori da quell’umido antro.

Quando la vecchia colle premure d’una madre ebbe deposta la fanciulla nel vano che era tra le due ale del fabbricato, corse alla saracinesca da dove gettò uno sguardo inquieto nell’interno del palazzo.

— Facciamo rinvenir presto la fanciulla, buona donna, disse Adolfo, che aveva indovinati i timori della vecchia. Non v’ha più nulla a temere nè per noi nè per lei!...

— Non v’ha più nulla a temere?... esclamò la vecchia fissandolo in volto sorpresa. — È un uomo potente colui... e satana gli dà mano nei suoi affari...

— Era potente!... mormorò Adolfo a voce bassa, e satana potrà trastullarsene a suo bell’agio.

La vecchia non capì bene, per quanto gli paressero strane le parole del giovane.

Angela aveva mandato dal labbro un nuovo lamento, essa corse ad attingere al canale un po’ d’acqua col palmo delle mani e ne spruzzò la fronte della giovinetta, che rinvenendo gettò un grido di gioia.