Carlo era secolei sul terrazzino; ve l’aveva tratto con dolce violenza; pareva che la fanciulla sentisse il bisogno d’annodarlo al suo passato evocandone la dolce memoria.

Egli pareva fuggire con ogni studio quel colloquio...

Cosa si dissero?... che avvenne?... Un grido disperato d’angoscia.... come il singulto di un’anima che franga i suoi vincoli di carne, ha echeggiato lungo i deserti appartamenti ed arrivò fino all’orecchio delle due donne che lavoravano.

Esse accorsero... trovarono la fanciulla sola sul terrazzo... teneva gli occhi fissi sovra la scala dalla quale qualcuno era sceso... quando si riscosse si gettò singhiozzando nelle braccia della madre.

Povero cuore!... quanto doveva aver sofferto...

***

È una fredda mattina di febbrajo; una fitta nebbia fa argine ai pallidi raggi di un sole senza calore. Il passero se ne sta rattrappito sulle grondaje e par restío di spiegare il suo volo agile e leggiero. Il funebre rintocco di una squilla vaga mestamente per l’aria pesante, umida, bassa.

Adelia curva la fronte dal dolore, eppure calma e serena nella coscienza di sè stessa attende l’ora funesta che gli aleggia intorno.

Pallida più che le bianche cortine del suo letto, ella giace là... e nel suo sguardo fisso, quasi immoto, nuotano ancora le memorie dei giorni troppo presto trascorsi!...

Tutto è silenzio... e soltanto il soffocato singulto della povera madre che veglia al capezzale della giacente, turba quella quiete solenne.