Eppure egli sentì un tristo presentimento impadronirsi del suo cuore; gli parve che separandosi da quel dono egli si dividesse da lei... gli parve che tra lui e quella donna che era il suo angelo, sorgesse un fantasma!... Egli si spaventò come di una sinistra predizione di sventura, ebbe paura del suo pensiero.
Alberto s’avvide tosto delle impressioni che dominavano lo spirito del suo giovane amico.
— Hai perduto qualche cosa? gli domandò.
— Sì, l’amuleto d’Angela, gli rispose Adolfo.
— L’avrai lasciato a casa.
— Certamente.
— E t’inquieti per ciò? disse gaiamente Alberto; vado a prendertelo e te lo reco. Alberto si era alzato.
— È troppo tardi per lasciarti andar solo, gli obbiettò Adolfo.
Alberto diè in una allegra risata.
— Affè! per bacco! cosa credi? Che abbia paura dell’orco?... va là, pazzo!... e gli battè sulla spalla con gaiezza confidente. In due salti sono di ritorno e ti reco il tuo fatato amuleto. Avrò agio a fare un nuovo saluto ad Angela prima che tu parta.... ed ecco tutto... Non gli diè tempo neppure a rispondere e corse fuori dalla locanda.