— Ah! esclamò Isacco. Nessuna donna ti amerà mai così, fino a morirne...
— Isacco! Isacco! lo supplicai. Ella è ancora qui che ti ascolta!
— Ne sarà felice, soggiunse Isacco. Tutto eri tu per lei. Quei fiori, quei dolci, quel vino che tu bevevi, quelle scarpe che porti ai piedi, tutto veniva da lei... Lavorava giorno e notte per te... E aveva paura che tu lo sapessi! Per quei fiori... Per quelle piccole cose, Paris...
— Tutto? domandai. Quei fiori? Queste scarpe? Tutto, tutto?
— Tutto, tutto, mormorò Isacco, perchè tu l'amassi un poco... E tu l'hai uccisa!
Isacco chiuse gli occhi. Il suo viso spettrale si rigò di due lunghe lacrime...
XII.
Ora, chi sono io? Che sarà di me? Ora che ho perduto l'amore di Luisa, ora che ho perduto il solo amore della mia vita, che sarà, che sarà di me? Non quello di Daria! Non quello di Silvina! Questo, questo era il mio amore...
Costei mi tiene ancor vivo. Io la guardo e la vedo vivere. Debbo vivere anch'io per lei. Sono qui, in attesa. Ogni ora che passa la conto. Ne ho già contate migliaia. Anch'io come Robinson ho un bastone, su cui incido un segno per ogni ora che passa...
Sono qui, in quest'isola deserta, io solo, e lei, due naufraghi, perduti nel tempo. Il tempo è infinito come il mare. Noi lo attraverseremo un giorno insieme, per navigare verso il nulla da cui approdammo per caso a quest'isola abbandonata.