Tra due ventagli di palma, vidi d'un tratto veramente un volto ombrato che mi sorrideva, uno strizzar d'occhi e due labbra scarlatte che mi facevano: pss pss... E poi un ventaglio si abbassò e apparve un gran cappello di paglia, e poi un braccio, e poi una gamba sottile e lunga, e poi un gonnellino rosso che si gonfiò in un salto e si posò accanto a me sul sedile.

— Non mi riconosci? — domandò una voce acuta come un allegro campanellino d'argento.

M'inchinai sorridendo, senza parlare.

— Com'eri buffo! — continuò quella voce. — Che ridere ho fatto, che ridere! E non dicevi niente! Nemmeno un fiato! Eri buffo da morire!...

— Capisco! — dissi. — Lei, signorina, deve essersi divertita moltissimo... Ma io...

— Ma tu? Ma tu dovevi ridere più di me, ragazzo mio! — esclamò con tono grave di rimprovero. — Non la conosci dunque? La prima volta è così con tutti...

— Ecco, — dissi: — a lei forse sembrerà facile... Ma per me è diverso. Io sono un uomo.

— Un uomo!

Allargò le braccia sulla spalliera del sedile, stese le gambe, puntò in terra i tacchi alti delle sue scarpette e rovesciando indietro il capo disse con semplicità:

— Dammi pure del tu... Tutti quelli che danno del tu a Daria possano dare del tu anche a me...