— E allora che cosa stavi cercando per terra dinnanzi a quell'uscio, continuai, — e parlando accesi il lume, — che cosa stavi cercando? Non cercavi forse questa lettera — e le mostrai la lettera agitandola per ogni verso sotto il suo viso — questa lettera che tu hai perduto, oggi, rientrando in casa, quando eri mezzo svenuta?

Il viso di Silvina si dipinse di meraviglia. Ella guardò la lettera, guardò me, poi di nuovo la lettera, poi levò gli occhi al cielo, e, giungendo le mani, esclamò con un profondo sospiro:

— Credo davvero davvero che tu sia impazzito!

E allora mi guardò con ironia e si mise a ridere, e incominciò a dar segni di viva impazienza.

— Dunque, domandai, dunque questa lettera tu non l'hai mai veduta? Non sai che cosa ci sia scritto qui! Non ne sai assolutamente nulla!

Silvina si strinse nelle spalle e scrollò il capo.

— Allora, esclamai, quando è così, prendila e leggi!

Silvina esitò un momento, poi con un gesto molto indifferente, anzi pieno di degnazione per me, prese la lettera che le porgevo e incominciò a scorrerla. Arrivò presto in fondo, e il suo viso non si scompose, non ebbe il più lieve moto nè di stupore, nè di contrarietà. Soltanto, quando ebbe finito, inarcò le labbra con disprezzo e mi restituì la lettera senza parlare.

— E ora, le domandai, neppure ora hai nulla da dire?

— Sì, rispose, ora ho qualche cosa da dire. Dico che siete tutti idioti allo stesso modo, voi uomini!