— Silvina! Silvina! esclamai, quale pazzia è la tua? Non pensi al babbo, non pensi alla mamma, che avrebbero potuto sorprenderti? Non pensi che Battista, un servitore, avrebbe potuto uscire improvvisamente da quella stanza e trovarti là, scalza, dietro la porta, a spiare? Che cosa avrebbe pensato di te? Ah! tu sei una bambina, una vera bambina! Rispondimi: che cosa facevi là a quest'ora, mentre tutti dormono? Che cosa cercavi per terra, dietro quell'uscio?
— Tutti dormono! rispose Silvina. Ma tu no, tu non dormi!...
E sorrise maligna, guardandomi con disprezzo.
— Ah! se tu sapessi, esclamai, se tu sapessi perchè non dormo! Non sorridere così, Silvina! Non guardarmi con questi occhi cattivi! Che cosa sono io per te? Nulla? Assolutamente nulla? Non sono forse Paris, tuo fratello?
— Mio fratello! disse Silvina. Questa sera, questa sera per la prima volta, ti ricordi d'essere mio fratello! Ma poi, soggiunse dopo una breve pausa e alzandosi in piedi d'un tratto, che importa a me che tu sia mio fratello? Lasciami andare via di qui. Io non debbo a te nessuna spiegazione: nessuna!
Fece un passo verso l'uscio. Ma io mi posi fra lei e l'uscio, e la supplicai:
— Silvina, Silvina, ascoltami! Ti parlo così perchè debbo parlarti così. Non sei che una bambina, eppure non hai fiducia che in te sola. Dimmi, per carità: chi è questo Silvio? Chi è questo Silvio per te?
— Silvio? domandò Silvina con voce piena di stupore. Quale Silvio?
— Ma Silvio, Silvio! esclamai, quel giovane che è di là ferito! Silvio! Di chi vuoi che parli, se non di quel giovane?
— Credo che tu sia pazzo! disse Silvina con accento compassionevole. Come vuoi che sappia che si chiama Silvio? E che ho da fare io con quel giovane?