Poi, senza attendere una risposta, presentò le sette ragazze che s'inchinarono graziosamente una per una, e Silvina udì dei nomi come Odette, Frufrù, Mimì, Manon, Lulù.
Quindi, levati gli occhi su Loreto, madama Humbert disse con tenerezza:
— E questo, questo cocco di Dio, è Loreto mio bello...
Loreto squadrò con disprezzo Silvina, si gonfiò di disgusto, torse sdegnoso il capo per non vederla. Ma madama Humbert si sedette di fronte a lei e, riposte le mani sulla prominenza del ventre, la contemplò beata, e disse:
— Chi avrebbe potuto sperare nel piacere di una sua visita, cara signora? Aspettavamo lo zio Stanislao. Ma è tanto tempo che desideravo conoscerla... Tanto! Tanto!
— Lei, soggiunse Silvina, è stata così buona con Silvio... Era mio dovere ringraziarla di quanto ha fatto per lui.
— Oh! cara! esclamò madama Humbert abbassando gli occhi modestamente. Vuol parlare della coperta di lana? Ma i malati di febbre bisogna coprirli bene, bisogna farli sudare! Io immaginavo che una grossa coperta imbottita potesse esserle utile. Lei, signora, non avrebbe fatto altrettanto per me? Ma io la chiamo sempre: signora! Mi sembra così strano. È tanto giovane, tanto piccina... Non è che una bambina, lei!
Toccò a Silvina questa volta abbassare il capo modestamente. E lo abbassò sorridendo, perchè temeva di arrossire. Ma già madama Humbert aveva composto il viso nella più profonda mestizia e diceva con sospiro:
— E ora come la compiango, poverina, che è rimasta così sola, senza il suo Silvio! Chi sa come le sembrerà triste non averlo più vicino! Anche una meno giovane di lei, si sentirebbe perduta, poichè per noi, povere donne, tutto è l'abitudine. Lei poi immagino quanto ne soffrirà...
— Certo mi dà un po' di pena, disse Silvina esitando, come se questa confessione le costasse assai cara. E soggiunse con un sorriso: — Passerà... Non mi perdo d'animo...