E Silvina pensa a sua volta:

— Tutti mi hanno ammirata quella sera all'Alhambra. Non soltanto il principe, ma anche quest'altro amico di Silvio.

Silvina sostiene per un attimo con fermezza lo sguardo languido che lo zio Stanislao posa su lei, poi abbassa gli occhi, per lasciarsi liberamente guardare.

— Povero Silvio! dice alfine lo zio. Come mai all'ospedale?

— Con una gran febbre, soggiunge pronta madama Humbert. Povera signora! È rimasta sola...

E segue un lungo silenzio.

Lo zio Stanislao avrebbe voluto compiangere Silvina per l'ingrata sorte di Silvio, ma Odette s'era alzata, e, presolo per le mani, lo tirò su dal divano, e lo trascinò impetuosamente fuori del salotto. Poco dopo, nella stanza vicina, s'udirono due o tre accordi di pianoforte, e la voce di Odette incominciò a cantare:

Vous dansez, Marquise,

d'un pied sì leger....

Era un'innocente gavotte. Madama Humbert si curvò verso Silvina e le sussurrò: