Madama Humbert domandò a Silvina:

— Non avrà paura, signora, a passare sola la notte lassù?

Silvina sorrise. Veramente non si sentiva punto coraggio. Avrebbe preferito rimanere tutta la notte seduta in quella poltrona, anzichè coricarsi nel suo letto sola, lassù, in quella stanza isolata sotto i solai. Ma come fare? Quella debolezza la riempiva di vergogna. Non avrebbe osato confessarla a nessuno. Disse:

— Cercherò di farmi coraggio...

Incontrò nuovamente gli occhi della ragazza seduta accanto a lei, e le parvero, nella loro immobilità, pietosi. Ripetè:

— Mi farò coraggio...

E si alzò per andarsene. Ma allora anche quella si alzò, e, presale una mano, gliela accarezzò.

— Perchè non rimani a dormire con me? chiese timidamente. Anch'io a dormir sola ho sempre tanta paura.

Silvina rifiutò con un cenno del capo. Ma poi anche madama Humbert la pregò tanto, che alfine non seppe più negare a sè stessa la gioia di sottrarsi alla solitudine dolorosa di quella notte.

Disse: