— Per questa notte soltanto...
E, fatto un inchino a madama, si lasciò condurre per mano.
VIII.
Non fu per quella sola notte. Fu per molte notti di seguito, finchè Silvio non ritornò bianco e smagrito dall'ospedale per riprendere il suo posto fra i vivi. Ma quella prima notte influì per sempre sull'avvenire di Silvina; fu in quella prima notte che il suo istinto si decise ad agire indipendentemente dalla ragione e dalla coscienza, e dalle circostanze che fino allora avevano dominato la sua vita; in quella prima sciagurata notte, abbandonata a sè stessa, Silvina rinnegò per l'ultima volta, irreparabilmente, padre e madre, tutto il suo passato, e oserei dire anche sè stessa, o almeno quella Silvina che noi tutti avevamo amata con tanta indulgenza. Io penso che la gente superstiziosa si raffiguri giustamente come spettri notturni i maligni spiriti, e li veda sempre intanati nel buio, in agguato sotto gli antri oscuri, nelle cave rovine dove non penetra mai luce di sole, e specialmente senta la loro presenza invisibile nelle notti d'uragano, quando il mondo intero è alla mercè delle tenebre. In quella sciagurata notte, uno di me meno scettico penserebbe che un maligno spirito s'insinuò nel cuore di Silvina e vi stabilì il suo dominio.
Colei che s'era offerta come sua compagna di solitudine l'aveva condotta in una camera foderata di rosso, piena d'un profumo morbido e triste, male illuminata. Non c'era che un gran letto, poche sedie, uno specchio stretto e lungo in un angolo, con a fianco un piccolo tavolo coperto di tela bianca. Due bauli stavano semiaperti nel vano della finestra, e c'erano abiti e pezzi di biancheria sudicia sparsi in disordine qua e là, sulle sedie, in fondo al letto, appesi ai muri, come se chi abitava quella stanza fosse sul punto di raccogliere le cose sue e di andarsene via. Silvina si sentì subito triste, quando ne ebbe varcata la soglia. Ma la sua compagna le disse per confortarla:
— Si sta tanto bene qui. Siamo lontane da tutti. Per ciò anch'io la notte ho un po' di paura quando sono sola. Ma in due?
E la spinse dolcemente sul letto e l'abbracciò.
— Mi piaci tanto! disse poi sorridendo e fissando su lei quei grandi occhi senza dolcezza. E le domandò: — Non ti dispiace se ti parlo con confidenza? Mi sembra di conoscerti da tanto tempo. Come ti chiami?
— Silvina.
— Silvina, soggiunse. E sai come mi chiamo io? Mi chiamo Soave. E quanti anni hai?