— Dove? E dove vuoi trovarlo? Te lo dirò.

Mi infilai il soprabito e chetamente uscimmo.

— Sai che cos'è un caffè concerto? — mi domandò Paolo quando fummo per strada. — Ora andiamo. Oh! non c'è niente di male; non è un luogo di perdizione. Clauss ci va ogni sera. È innamorato. Ti stupisce? Innamorato di una donna (si sa), di una donna che si chiama Daria.

La sua mano strinse forte il mio braccio.

— Vuoi credere che tutti sono innamorati di lei? — soggiunse Paolo con voce più sommessa. — Ella canta. Canta e balla. Ebbene: perchè tutti debbono essere innamorati di lei? E chi può spiegare questo mistero? Tu stesso vedrai fra poco...

— È bella? — domandai esitando.

— Ah, ah! se è bella? C'è una canzone che dice (mi pare): Je ne sais pas de quel côté, sa clarté me pourra conduire... Au loin une étoile je vois — qui me darde des étincelles... Non importa. Sì, è molto bella.

— E Clauss?

Entrammo in una sala piena di luce, di fumo, di rumore, di gente. In fondo c'era un piccolo palcoscenico su cui erano dipinti alcuni pavoni su una pagoda. Gli spettatori, intorno, gridavano e bevevano. Un vecchio vestito di nero diceva:

— Sì, signori: le gambe di quella donna sono le corna del diavolo!