Allora Silvio s'intenerì. Caro amico! Forse non lo aveva apprezzato abbastanza, in quei superficiali incontri da caffè. Ed è pur vero che spesso gli uomini più ridicoli nascondono i cuori più generosi.

— Ah, povero principe! esclamò Silvio convinto; lo ringrazierò con tutta l'anima mia.

Ma mentre formulava questa solenne promessa, i suoi occhi caddero sulla mantellina di talpa grigia che stava appesa a un piolo, e ricordandosi di averla veduta la sera innanzi sulle spalle di Silvina, si stupì di essersela poi fino a quel momento dimenticata.

— E questa mantellina? domandò con una vaga inquietudine nella voce. È di talpa... Dove l'hai presa?

— Oh! rispose Silvina dal vano dell'abbaino, senza staccare il viso dai vetri, è una piccola cosa... Me l'ha prestata un'amica.

— La principessa Stroztki? — domandò Silvio con ironia.

— No, caro, rispose Silvina immobile, nessuna principessa. Un'amica mia d'infanzia, ritrovata in questi giorni per caso.

Silvio scosse il capo e mormorò:

— Quanta gente, quanta gente nuova nella tua vita...

Allora Silvina si volse e, fissando sopra di lui uno sguardo acuto acuto, come uno spillo, gli si avvicinò di due passi, si tolse il pastrano e lo gettò ai suoi piedi con sgarbo.