Signori, avete udito il gran dannaggio, ch'avvenne a' due amanti per malizia della duchessa, ben che 'l duca saggio, com'io v'ho detto, ne fe' gran giustizia, onde poi si dispuose a far passaggio sopra de' saracin, per gran niquizia; lá ne morí poi in servizio di Dio. Al vostro onor compiuto è 'l cantar mio!
VI
GIBELLO
CANTARE PRIMO
1
O gloriosa Vergine pulcella, umile e santa, pura e salva nave, del paradiso relucente stella, gloria de' santi e delle sante chiave, concedi grazia a me e a mia favella che co' memoria ti possa dire:—Ave Maria, gratia piena, Deminus teco,— e del tuo frutto non mi metti nego.
2
Dirò un cantare antico con 'legrezza dello re Tarsiano di Bravisse, com'alle donne facea gran gravezza, e guerra a torto mantenea con esse, e non voleva, in nessuna grandezza, veruna due figliuoli partorisse. Quale gli partoría fa giudicare e per sentenza ad ardere menare.
3
E nel suo tempo giustiziar ne fece e disformare al fuoco, sanza conto; egli apponea lor ch'era meretrice qual duo figliuo' partoriva in un corpo, secondo che la storia parla e dice. E la reina in su quel punto gionse, che due figli una notte ingeneròe, dall'un de' quali il re sconfitto fòe.