Quivi chi v'era grande strida mise, vedendo morti damendue costoro, salvo che la duchessa, che sen rise. El duca sí mugghiava com'un toro, e raccontava sí come s'uccise Piramo e Tisbe alla fonte del moro; e dicen tutti:—Per simile crimine ne morí giá pur Francesca da Rimine.—

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E, stando el duca in dolore e in tempesta, e nella pena ch'io ho di sopra detta, prese la dolorosa spada presta e ferí la duchessa maledetta e dallo 'mbusto gli tagliò la testa, per far dei corpi nobile vendetta, che s'eran morti per la sua malizia; ben fece il duca diritta giustizia.

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Ma, quando el duca die' quella ferita alla duchessa, che di gioi' gallava, ell'era giá della camera uscita con altre donne, ed in sala danzava. Cosí danzando, le tolse la vita purgando el vizio in che ella fallava; e partille la testa dallo 'mbusto el magnanimo duca, dritto e giusto.

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Morta quella duchessa fraudolente, soppellir fece e' corpi a grande onore. Dir non si può el lamento, che la gente faceva tutta, e il gravoso dolore. E poi il duca non dimorò niente, per voler ramendare el suo errore: chiamò un suo nipote over cugino, e dettegli il ducato a suo domino.

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Fatto che l'ebbe sir del suo paese e da sua gente avuto il sacramento, cavalier tolse, tesoro ed arnese, e cavalcò senza dimoramento inver' di Rodi, a stare alle difese de' saracini, ed ivi con tormento finí la vita sua con gran travaglia, restando sempre in zuffa ed in battaglia.

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