Tant'allegrezza avea la giovinetta, che uom, che sia, contare nol potrebbe. Con sue compagne fu l'amorosetta; corse a Gibello ed abbracciato l'ebbe. Or si posò la gente, giulivetta, allegra piú che lingua nol direbbe. Gibello fece andar per l'oste il bando, e lo re Tarsian mandò sfidando.

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Subitamente tutti i buon baroni, conti e marchesi della damigella trovar lor armi e correnti roncioni; ciascun s'armava e poi ne monta in sella. Similemente fanno i compagnoni; e' mercatanti sono a tal novella, per esser fuori alla battaglia, presti, ché del combatter sono arditi e destri.

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Usciti fuori alla bella campagna, quivi si cominciâro a far le schiere de' buon baron sanza avere magagna. Riguardan selle e ferri al buon destriere, d'aver la zuffa verun se ne lagna. Ciascun vorrebbe pur esser primiere a cominciar lo stormo crudo ed aspro; ciascun di ciò se ne crede esser mastro.

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Cosí re Tarsian fece guernire ciò che bisogna a tutta la sua gente, armati, presti a battaglia venire. Credendo della guerra piú possente essere degli altri, e per non fuggire, si fu piú innanzi e sí come valente, cominciaron lo stormo sanza fallo. Piacciavi, gente, udir come andò il ballo.

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Or chi vedesse istormo cominciare, fedir di spade e di spunton tagliente, balestra grosse aprire e diserrare, lanciarsi come fa dragon mordente; ciascun si briga alle spade menare, quivi si vede qual è il piú possente. Qual taglia teste e quale gambe e braccia, ciascun del ben combatter vi si avaccia.

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