E 'l padre disse:—Dolce figliuol caro, tu m'hai mostrato il ver sí apertamente, ond'io cognosco e veggio puro e chiaro che uno e duo sono in Dio possente.— E gli baroni Iddio ringraziáro, veggendo il re del vero conoscente. Allora il re Gibel per man pigliòe, allato a sé a sedere l'assettòe.

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Veggendo il re che non facea giustizia, in tutto fece van quello statuto. Franca fu la reina da malizia, perché Gibello le donava aiuto. Allor Gibello, pieno di letizia, per messo alla pulzella 'l fe' saputo. Come Argogliosa intese la novella, con sue compagne tosto montò in sella.

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La pulzella Argogliosa ingraziata con cinquanta pulzelle in compagnia, da cento cavalieri accompagnata, sanza dimoro si fu messa in via. Alla corte del re fu dismontata, dov'era Gibel pien di cortesia. Tutta la gente trae per vedella, che 'n fra l'altre lucea com'una stella.

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Il buon Gibello con allegro cuore isposò la pulzella innanzi al padre. Tutta la gente cantava d'amore, ma sopra tutte era allegra la madre. Le donne e le donzelle di valore gran festa ne facean in veritade; tutta la gente danzava per essa; morta d'amore cade la duchessa.

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Sí grande è l'allegrezza e 'l giuoco e 'l riso, un anno e piú bastò corte bandita. Il buon Gibel con amoroso viso della pulzella prese gioi' fiorita; chiamato fu signor di tutto, assiso, poi che 'l padre passò di questa vita, e 'l fratel per signor d'altre contrade. E noi si salvi l'alta Maestade.

VII