5
E per amor del suo padre ordinâro tanto che stette in corte per donzello; e serviva sí ben, che l'avíe caro il re Artúe sopr'ogni damigello, e tutti i cavalieri inamorâro, tanto egli era apariscente e bello; ed insegnârgli giostrare e schermire, sí che fu sopra ogn'altro pien d'ardire.
6
Cosí sett'anni fece dimoranza e fe' in tal tempo molte cose belle, avendo in quella corte per usanza che non vi si mangiava mai cavelle, né sera né mattina per certanza, se di fuor non venía fresche novelle; avvenne un dí che per cotal cagione non mangiò il re, né niuno suo barone.
7
E, quando fu venuto l'altro giorno, novelle fresche ancora non venía; e Gismirante, il damigello adorno, andonne a re Artúe, e sí dicía: —Fatemi cavalier sanza soggiorno.— E, po' che fatto fue ciò che volía, disse partendo:—Non ci torno mai che caverò la corte di ta' guai.—
8
E cavalcando gia pregando Iddio che gli mandasse ventura alle mani, per la qual cosa che di tanto rio possa cavare i cavalier sovrani. Tutto quel giorno cavalcò con disio, e po' la notte non trovò ch'il sani. Po' la mattina si ebe trovata, come Iddio volle, una saputa fata.
9
La qual lui salutava, e poi gli disse: —Di stran paese qua venuta sono, però ch'io non voleva che perisse cotanta buona gente in abandono: in prima che di lá mi dipartisse, i' procacciai di recarti un bel dono, che, se tu 'l porti in corte al re davanti, mangiar potrai co' cavalieri erranti.