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Sapi che del reame, dond'i' vegno, è la piú bella pulzella del mondo, figliuola di uno re, che tiene a sdegno ogni prod'uomo, e sie qual vuol giocondo, e non si può veder che per ingegno se none un dí dell'anno sanza pondo, cioè la vilia di Santo Martino. Allor va il bando per questo latino:

11

che a quella vilia, ch'io t'ho manifesta, non si lasci veder persona, quando la figliuola del re ne va alla festa per suo diletto un poco solazzando. Chi sará fuor, gli fie mozza la testa a chi cadesse in cosí fatto bando, sí che in casa per téma ognun si serra, o se ne fuggon di fuor della terra.

12

Per questo San Martino, ch'è ora andato, la vidi, e 'l viso mio non fue veduto. Come il sogliar del Santo ebbe passato, del capo un suo capello fu caduto, ed io il ricolsi, ed hotelo recato: in questo bossoletto l'ho tenuto: pórtal davanti al re dalla mie parte.— Ed ella il ringraziò, e po' si parte.

13

E, cavalcando sanza prender lena, que' che portava novella sí buona si giunse in corte, dove sanza cena andato s'era a letto ogni persona. E, come que' ched allegrezza mena, gridò:—Suso a mangiar, santa corona!— E que', che avean tre giorni digiunato, con allegrezza ognun si fue levato.

14

Po' ch'ebono mangiato in questo tratto, e Gismirante il bossol fe' presente, il re lo prese, ed il capei n'ha tratto per contentarne sé e la suo gente; e Gismirante contò tutto il fatto, come avie detto la fata presente; e, riguardando il capello indovino, ch'era duo braccia e parea d'oro fino,