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—Veracemente che per questa istrada— disser le guardie—vo' non passerete.— Mise mano Gismirante alla spada, dicendo:—O vo' ci aprite, o vo' morrete!— Disson le guardie:—Messer, ciò che v'agrada fornito sia, s'un poco attenderete.— Trovâr le chiavi, e apersono la porta, ed oltre passâr via sanz'altra iscorta.
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E 'nanzi giorno piú che dieci miglia fu dilungato la dama e 'l donzello; e, quando il re non ritrovò la figlia, fece suonar la campana a martello, e fece armar tutta la suo' famiglia, e molta gente sotto il suo penello: sí che con piú di mille cavalieri gli seguitò, spronando i buon destrieri.
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E cavalcando sanza prender soste, di lungi ben tre miglia ebon veduti duo cavalier che salieno le coste, benché da lor non furon conosciuti, e lo re sopra ciò fecie proposte, sien seguitati quegli a spron battuti. Allor la giente sua non aspettava l'un altro, e forte ciascun cavalcava.
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E volgendosi indietro la piacente, vide e conobbe que' che gli seguiéno, e disse a Gismirante:—Omè dolente, se siáno giunti quie, come fareno? Ma qua nel piano ha un'acqua corente, con questa bacchetta la paserano: se giugneranno, non potran passare: per altro modo non possián scampare.—
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E, quando furo a quel fiume ch'io dico, toccò colla bacchetta, e disse:—Passa.— Quand'ella fue passato, al modo antico fece alzar l'acqua, dov'era piú bassa. Ella, piangendo, si diceva:—Amico, non gli aspettar, ché son troppo gran massa.— Ed e' rispose:—Amor, non te ne caglia, ché io non lascerò questa battaglia.—