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E la donzella istava inginocchiata, pregava quel baron, forte piangendo; e que' percosse alla prima brigata, ch'eran dinanzi, che venian correndo, e, col destrier che gli donò la fata, quanti ne giugne tutti va abattendo, ond'e' in volta si gli mise tutti e dopo questi vennon di piú dotti.
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E Gismirante, vedendo lor mossa, arditamente tra lor si mettea, e'l suo cavallo era di sí gran possa, che pur col petto tutti gli abattea; po' giunse il re colla sua gente grossa, e Gismirante, isgridandol, dicea: —Renditi per pregione, o cavaliere!— ed e' rispuose:—E' ti falla il pensiere.—
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E 'nverso il re col buon destrier si serra, diègli un colpo, che cade istordito: e la sua gente, vedendolo in terra, misonsi in fuga per miglior partito. El franco cavalier, vinto la guerra, e' disse al re, po' che fu risentito: —Per me convien che sia la tua finita.— Ed e' rispuose:—La morte m'è vita.—
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E Gismirante disse:—Per amore della tua figlia, i' ti vo' perdonare, e per suo amor i' ti farò onore; in corte del re Artúe la vo' menare.— Cosí rimase il re con gran dolore. E quel baron, volendo ritornare a quella giovinetta che l'aspetta, il fiume fe' seccar colla bacchetta.
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E questo fiume non aveva ponte: oltre passò sanza niuno difetto, andando per un piano a piè d'un monte allegramente, fuor d'ogni sospetto. Cosí andando, videro una fonte, e dismontâro per pigliar diletto; ed e', perch'era istanco, a lei appoggiossi, col capo in grembo a lei adormentossi.