Disse lo 'mperadore:—I' n'ho ben uno, che mangia per condotto e sta in catene, che sopra gli altri è forte e di pel bruno. Fusse chi lo sellasse, arestil bene; ma ne la istalla none andrebbe niuno, perché gli ucide ch'inanzi gli viene.— E Gismirante vi si fe' menare, e giunse a lui, e cominciò a gridare.

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Il cavallo diede una tale iscossa, perché non era usato a quelle istrida, che tutta ruppe la catena grossa; e Gismirante verso lui si fida, e diedegli col pugno tal percossa, che 'nginochione in terra si rannida, e lasciossi imbrigliare e por la sella, e menar fuor com'una pecorella.

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Quando lo 'mperador l'ebe veduto in su quel fier cavallo, e tutto armato, disse:—Costui debe esser pro' e saputo, e 'l piú prod'uomo ch'al mondo sie nato.— Mandò per lui e disse:—I' son pentuto: i' non vo' che tue vadi a tal mercato; il mio figliuol vo' mandare a morire, anzi che perder te, c'ha' tanto ardire.—

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E Gismirante gli disse:—Messere, questa battaglia non si può stornare.— Ed e', vedendo pure il suo volere, subito fe' tutta suo gente armare. Ed e' parlò:—Egli è contra 'l volere;— disse:—Signor, per Dio, lasciami fare: ché, se bisogna, fa' che sien con teco, socoreranti; ma non vo' sien meco.—

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Lo 'mperador col populo romano con Gismirante uscir fuor della terra, e tanto caminâr che, di lontano vidon la fiera che facíe tal guerra, e Gismirante rimase nel piano tutto soletto, se 'l libro non erra, e gli altri tutti andâr su le montagne, e molta gente Gismirante piagne.

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