Elena fu sí bella creatura, sigondo che racconta la leggenda, di lei s'innamorava ogni persona, quando vedean la sua figura bella. Un cavalier, malvagio oltra misura, si inamorò de la gentil pulzella: ma non ne potea avere alcuno amore; ond'e' pensò una gran tradizione.
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Alla stagione del mese di maggio, che aparono le rose a ogni verziere, e gli uccelletti cantan di coraggio e fanno i dolci versi per amore, donzelli e cavalier di gran barnaggio stavan dinanzi a Carlo imperadore, e a ciascun fu mestier che si vantasse, poi conveniva che 'l vanto provasse.
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Chi si vantava di bella moglieri, qual si vantava di bella sorella, d'aver bell'arme e correnti destrieri, o ricco di cittade e di castella, d'astòr o bracchi o correnti levrieri, o per amica aver bella donzella; e chi si vanta d'oro e d'ariento, e chi d'esser prod'uomo in torniamento.
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Messer Ruggieri, ch'era prode e saggio, dinanzi a Carlo si fu in piè levato: —Santa Corona, intendi il mio coraggio, sí ch'io mi vanti, ch'io non son vantato: da poi che tutto lo tuo baronaggio davanti al tuo conspetto ha favellato, ed io mi vanto, avanti a voi, messere, e sí diragio tutto il mio volere.—
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Messer Ruggieri sí si fu voltato avanti a tutta l'altra baronia: —Da poi che ciascheduno si è vantato, ed io mi vanto della donna mia; e chi cercasse il mondo in ogni lato, piú bella donna non si troveria: e questo dico, ch'io il posso provare, se ci ha nessun che il voglia contrastare.
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