Ma, come e' fa che assottiglia lo 'ngegno a l'anime che a lui son sottoposte, faccendol sempre piú alto e piú degno ed esser presto e pronto alle risposte, cosí mandò Cerbino un certo segno per un fidato servo, el qual per coste e piagge e piani e monti andò a Tuníssi, dov'è la figlia del re, come i' dissi.
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El qual le fece la grata imbasciata. Pensi ciascun se questo l'ebbe caro! E piú che mai di lui si fu infiammata, veggendo e conoscendo a punto chiaro ch'egli era, com'è lei, innamorata. Partissi alquanto il suo tormento amaro, ed al servo donò piú roba e veste, perché portassi le 'mbasciate preste.
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E cosí si partí lo 'mbasciadore, e tornossi a Cerbino, e sí gli disse come la donna gli avea posto amore, e quel ch'avea recato da Tunisse, dicendo stessi con allegro core. Or da Palermo par che si partisse, perché Cerbin d'aver sua grazia brama, sí che rimanda el valletto a la dama.
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E mandògli una prieta preziosa tanto leggiadra e bella, che stimare non si può sua bellezza valorosa. Partissi el servo, e senza piú penare all'alta donna ne portò ogni cosa; e poi piú volte v'ebbe a ritornare, lettere e gioie e 'mbasciate portando, andando quella spesso visitando.
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Cosí le cose in questo modo andando, e forse piú ad agio ancora assai che bisognato non sarebbe, e stando affritto l'uno amante e l'altro in guai, tempo aspettando che venissi, quando el padre suo, quale era vecchio omai, la figlia maritò al re di Granata: ond'ella fu di questo isconsolata,
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