pensando quella che non solamente el suo amante a lei s'allontanava, ma quasi tolto gli era; onde, dolente piú che altra donna, assai si lamentava: piangendo spesso dolorosamente e sospirando, el suo Cerbin chiamava, dicendo:—Ormai non ho speranza alcuna, po' che 'l destin m'è contro e la fortuna!—
17
Piange el pudico petto e non raffrena di sospirare, e dice:—Oh fère istelle! oh destino aspro! oh sventurata Eléna! oh membre nate al mondo meschinelle! oh lassa a me, che 'ntollerabil pena porterò sempre! ahi sventurate quelle che maritate contro al lor volere son, senza in gioventú prender piacere!—
18
Dall'altra parte, inteso avea Cerbino di questo maritaggio, onde dolente n'era, maladicendo el suo destino, che tolto gli ha la sua dama piacente; e tanto s'allungava al suo confino; e pur pensava che se per niente avvenisse ch'ella andasse per mare, quella per forza rapire e rubare.
19
Ma 'l savio re di Tunizi sentito avea di questo amore alcuna cosa: teme el passaggio non fussi impedito e tolta quella che mandava sposa; perch'e' conosce ben Cerbino ardito e sapea sua fortezza valorosa, e come non avea paura alcuna, né uom teme che sia sotto la luna.
20
In questo, 'l tempo giá era venuto ch'ella a marito ne doveva andare: el padre suo, quale era vecchio e astuto, al re Guglielmo mandò domandare che 'l passaggio gli fussi conceduto, dicendo a punto quel ch'aveva a fare: come non fussi da lui impedito né da Cerbin, quale era tanto ardito:
21