che gli dovessi dar la sicurtá che niun per lui nol potessi impedire, quando la figlia a marito n'andrà. El re Guglielmo, che era vecchio sire ed era savio e di somma bontá, e non aveva mai udito dire del bel Cerbino e suo innamoramento, però di tal sicurtá fu contento.
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Ed in segno di ciò mandò un guanto al gran re di Tunizi, el quale, avuta la sicurtá, fece fornire intanto una gran nave e bella, e fu empiuta di quel che bisognava d'ogni canto, per su mandarvi la figlia saputa: al porto di Cartagin fu fornita, piena di gente valente ed ardita.
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Cosí fornita, altro non aspettava se non el tempo per mandar la figlia in Granata, ove dolorosa andava. Ma pur, come fa Amor che la consiglia, sapeva a punto quel che s'ordinava; vedeva apparecchiar la sua famiglia: onde un suo servidore occultamente mandò a Palermo al suo Cerbin piacente,
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dicendo da sua parte el salutasse, e che dicessi che infra pochi giorni e' bisognava che in Granata andasse, e che mai piú convien ch'ella ritorni; e che 'l pregava che s'apparecchiasse di mostrar suo' costumi e modi adorni; e se era, come si diceva, forte lo dimostrassi innanzi la sua morte.
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Cerbino, inteso el mandato valletto, fu di vari pensieri inviluppato, sapiendo a punto che, per piú dispetto, Guglielmo, l'avol suo, aveva dato la sicurtà al re.—Oh maladetto fato—dicea,—che sempre mi se' stato contro ogni mio piacer, ogni mio bene, crescendo sempre a me piú doglie e pene!
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