Erano e' saracin rimasi pochi tanto, che piú non posson contrastare; vedevasi sol sangue ed arme e fuochi; l'aere è brutta e cosa oscura pare. Cerbino e gli altri son venuti fiochi pel combatter, pell'arme e pel gridare: non si sazia Cerbin, nulla el conforta ma taglia quella gente cosí morta.

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E' si vedeva gli uomini a traverso l'un sopra l'altro nella nave stare, e qualcun altro dal sangue sommerso; non bisognava e' corpi sotterrare: questo fu vento contrario e diverso, tempesta fu di brando e non di mare: tanti capi tagliati da le spalle, pare la nave un'altra Roncisvalle.

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Ora Cerbin ha avuta la vittoria (dolente e trista per ciascuno amante) con gran maninconia e poca gloria: onde egli scese, el giovane aiutante, perché la fiamma è grande e la baldoria (ardeva forte quel legno prestante). Ma, prima che della nave scendessi, volle ch'ogni ricchezza si togliessi.

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Poi la divise e donolla a coloro ch'erano stati armati sopra all'onde, per non parere ingrato e per ristoro delle lor gagliardie alte e gioconde. E lui niente vòlse; ma il martoro e la maninconia tanto el confonde, che brama morte e piú non sa che farsi, perché gli aiuti sarien vani e scarsi.

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Ma pure alfin dell'acqua fe' cavare el corpo morto della giovinetta; con lungo pianto e con molto baciare quivi, piangendo, in braccio se l'assetta; non può saziarsi quel corpo toccare, ma lagrimando diceva:—O vendetta, tu non se' stata nulla, al parer mio, a vendicar questo volto giulío!—

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