Troppo sarebbe lungo a voler dire le pietose parole di Cerbino e l'angoscioso pianto e 'l gran martire: egli è in sul corpo morto a capo chino, e non resta di piangere e languire; vorre' morire el giovan peregrino. Ma, per venire ormai al nostro effetto, in Sicilia tornossi el giovinetto.
73
Ed in un'isoletta, qual si chiama Ustica, che a Trapani è al dirimpetto, quivi fermossi con dolore e brama che morte venga per piú suo diletto: non vuole onor o gloria o pompa o fama, cerca sol noia, tristizia e difetto; e seppellir fe' il corpo a grande onore con lungo pianto e lagrime e dolore.
73
Dipoi, un dí, soletto, el bel Cerbino, per una valle con dolore andando, dolendosi del suo crudo destino e di fortuna, che 'l vien seguitando e sempre il fa piú dolente e meschino, e' con amor parlava lamentando: —Resister non può gnuno alle tue posse; ma fie pietosa in me, dolce Atroposse.—
74
Mentre che andava cosí lacrimando, arrivò per ventura ad una fonte; quivi a seder si pose, rinnovando d'amor le 'ngiurie e' lacci e 'nsidie ed onte; e con quell'acqua chiara rinfrescando, ch'era affannato, si lavò la fronte, po' 'l bel paese d'intorno guardava, di Fortuna e d'Amor si lamentava.
75
Prima guardava intorno la fontana, qual tutta di begli alberi è intorniata, dicendo:—O lassa vita mia villana, perché se' tu di tal caso occupata? Oh donna degna, oh alma umile umana, oh gente maladetta e disperata, che non guardasti a tanta gentilezza, né alla sola ed ultima bellezza!—
76