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Questa fanciulla, la quale io vi dico, sí si chiamava madonna Aquilina, che scampò quel fanciullo del nimico, quando lá il trasse, fuor dalla marina. Andò da lui e disse:—Bello amico, Iddio ti doni la bella mattina! Io son colei che sí alto ti portai, quando da quel diavolo ti scampai.—

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E quel fanciullo con buon argomento cortesemente assai la ringraziòe, e dissegli:—Madonna, io son contento, e vostro servitor sempre saròe.— Ella rispose:—Non ti dar spavento, ché ancora piú contento ti faròe.— Ella aveva dieci anni ed egli sette e vergin piú d'otto anni ancora stette.

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Infra quel tempo lo misse a studiare con un maestro, e da lui bene imprese, ed imparò a scrivere ed a giostrare, e venne in arme prodo uom palese. Ai suoi colpi niun potea durare, e ben dicea ciascun di quel paese: —Quest'è figliuol di conte e di barone!— tanto era adatto e di bella fazzione.

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Quando cresciuti furono in etade, egli pareva un giglio, ella una rosa, e quella donna piena di beltade disse:—Il mio cuore non ará mai posa, se non adempio la mia voluntade: piacciati al tutto che io sia tua sposa: poiché allevato t'ho, donzel gradito, ora ti piaccia d'esser mio marito.—

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E quel fanciullo con buona dottrina cosí cortesemente ebbe parlato, e sí gli disse:—Madonna Aquilina, con gran fatica m'avete allevato. Voi mi campaste fuor della marina; ciò che a voi piace sono apparecchiato.— Ed il suo nome disse a ciascheduno; la gente sí lo chiama Leombruno.