9
E Marco Bello neente gli disdisse per la voglia ch'avíe di lui servire; ed al presente gli rispuose e disse: —Io vo' con teco vivere e morire.— E innanzi che di Roma e' si partisse a creatura nol fece a sentire: 'nsu n'un ronzino, ciascheduno armato, di Roma si partiron di celato.
10
E, cavalcando tutti traspensati, piú e piú giorni sanza dimorare, fûr una notte in un luogo arrivati, che non v'aveva casa ove albergare. E senza cena, la notte, affannati, non ristetton per ciò di cavalcare. E quando apparve l'alba de lo giorno, e Marco Bello si guardò d'intorno.
11
E, ragguardando per quella pianura, di lunga vide un nobile castello, ch'era cerchiato d'altissime mura. Al mondo non aveva un par di quello; non poria cantar lingua né scrittura d'esso, quant'era fortissimo e bello. E dentro sí vi aveva un bel palagio. E cavalcaron lá per prender agio.
12
Ma, quando furon giunti in quella parte, davanti a Gherardin venne un serpente; e uno grande orso (ciò dicon le carte) assalí Marco Bel subitamente: tali eran fatti star solo per arte, uomini solean esser primamente; e cosí gli assaliron su la strada, onde ciascun cacciò mano alla spada.
13
E lo serpente, per l'aria volando, davanti a Gherardin trasse a ferire; e Gherardin si difendea col brando, però che sapea ben dello schermire; dicendo:—Iddio, a te mi raccomando: non mi lasciar cosí impedimentire!— però che unque 'l serpente lo toccava coll'ale, tutte l'arme gli tagliava.