E quel romito, ch'è da Dio ispirato, a Liombruno sí prese a parlare: —A la mia vita mai, a nessun lato, cotal paese non odii nomare.— Disse Liombruno:—E' m'è stato insegnato che quassú i venti vengono albergare. Per lo mio amor, quando saran tornati, per vostra cortesia, gli domandati.

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—Or entra dentro—quel romito disse— infin ch'e' venti tornan uno ad uno, e intenderò s'alcun ve ne venisse.— E nella cella entrava Liombruno nel luogo del romito, e lí s'affisse, perfin che i venti tornasse ciascuno. E quel romito sí gli scongiurava, e di monna Aquilina domandava.

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In prima venne il vento di Ponente, e dopo lui il gagliardo Garbino, vento Levante poi subitamente, e 'l vento Greco e 'l buon vento Marino, vento Maestro venne similmente, che face 'l mondo al suo furor tapino, vent'Ostro, Borea e vento Tramontana, molti venti del mare e della Tana.

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E quel romito, ch'è da Dio ispirato, tutti gli scongiurava arditamente che quel paese gli fusse insegnato, dalla parte di Cristo onnipotente. Ciascun diceva:—Io non vi son mai stato.— Ed un di loro parlò immantinente, disse:—Sirocco ancor ha da tornare, forse ch'ei lo saprá tosto insegnare.—

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E, cosí stando, Sirocco è arrivato e quel romito per virtú divina di quel paese l'ebbe domandato che signoreggia madonna Aquilina. E Sirocco rispose:—Io vi son stato, e tornare io vi voglio domattina.— E Liombruno sí gli prese a dire: —Se ti piace, con teco vo' venire.—

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