E quella donna nobile e reale subitamente si s'ebbe pensato, infra 'l suo cuore disse:—Gli è segnale che Liombruno si è mal arrivato: o ch'egli è morto, o ver ch'egli ha gran male! Tapina me, ch'io feci gran peccato! Io non dovevo guardar al suo fallo, che non gli lasciai arme né cavallo!—

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Per la virtú che aveva quel mantello, le donne non vedevano l'ardito; e Liombruno aveva ancor l'anello ch'ella gli die', quando si fu partito. Ed egli allor si ricordò di quello, e Liombruno, quel signor gradito, sopra il taglier se lo lasciò cascare. La donna il vide, e presto ebbe a parlare:

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—Questo è l'anello cosí grazioso, ch'a Liombruno diedi quella volta ch'egli da me partí tanto gioioso, e verso la sua patria diede vòlta. Sempre il mio cuor ne resterá doglioso, e l'alma mia sará fra pene involta fin che 'l mio cor non veggio e la mia vita!— E cadde in su la panca, tramortita.

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Le donne la portorno suso a letto, fregandole le mani e 'l chiar visaggio. Ella rivenne e disse con affetto: —Lassa! tapina me! come faraggio? Di Liombruno, il mio sposo diletto, in questa notte saper io vorraggio, lá dove gli è andato ed in qual parte! In questa notte lo saprò per arte.—

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Allor le donne di camera uscía, come la donna gli aveva ordinato presto Liombrun dentro se ne gía, alla sua sposa egli si fu accostato; e quella donna di dolor dormía; presso di lei egli si fu appoggiato, il chiaro viso e la bocca ha baciata di quella donna, che si fu svegliata.

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