CANTARE SECONDO
1
Biagio diceva:—Che debbo piú fare? lasso me, che fatt'ho tristi guadagni! In che modo poss'io piú ritornare a rivedere i lassati compagni?— E si voleva al tutto disperare; nulla gli val, invan par che si lagni; e dicea come fa chi mal si guida: —Cosí ne avvien a chi troppo si fida.—
2
Biagio si trova in maggior laberinto che fusse mai e non ne puote uscire, perché la fede sua sí l'ha sospinto a questi casi che gli hanno avvenire, e si ritrova come un corpo estinto, e piú non sa dove si debba gire. E, trovandosi in tanto duro assedio, e' sempre prega il ciel trovar rimedio.
3
Ma quella fata, che die' loro il corno, non lo vòlse però abbandonare, e fece che trovasse in quel contorno un piè di fico, che possa mangiare, e fece che quei fichi in tal soggiorno avean tal virtú ch'i' vo' contare: si facean certi fichi a cotal guisa, che tutti ne farete grasse risa.
4
Ogni volta che Biagio ne mangiava, e gli venía come a l'asin la coda; per ogni fico che lui masticava, un palmo gli crescea la detta coda. Egli aveva gran fame e pur mangiava, tanto ch'attorno molto se n'annoda, e diceva:—Io non so piú che mi fare; i' ho gran fame e non vo' piú mangiare.—
5