Ed ha lassato quel fico, e cammina e la coda gli dava ben sei volte. Egli era di gennaio in su la china, ch'eran riposte tutte le ricolte; come egli ebbe passato una collina, gli venne le sue luci intorno vòlte e vide un altro fico in quella costa carco di fichi, ed a quel piè s'accosta.
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Egli eran belli e fuor d'ogni misura. A Biagio alla memoria gli ritorna dell'altro fico e della sua sciagura, fermossi alquanto ed un poco soggiorna. Poi disse:—Io vo' mangiare alla ventura, se mi dovesse ben nascer le corna!—Un di quei fichi in bocca si mettía, tal che un palmo di coda gli andò via.
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Biagio si cominciava a rallegrare: —E' sará forse la ventura mia:— E cominciò di quei fichi a mangiare, tal che tutta la coda gli andò via. Biagio fra sé cominciava a pensare, e fra sé stesso pensando dicía; diceva:—Io son disposto di vedere s'io posso le mie cose riavere.—
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Tanto che trovò questo un canestrello, ed andava a quel fico che fu il primo; otto ne colse e sí li messe in quello. Disse:—Sí mi riesce com'io stimo!— E tolsen otto da quel ficarello, perché di que' faceva grande stimo. Andonne alla cittá, una mattina, sol per vender quei fichi alla regina,
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e posesi a seder sotto il palagio. Erasi de' suoi panni travestito; egli era freddo e stava con disagio. Ed uno alla regina ne fu ito, la quale stava a iscaldarsi con agio; disse:—Madonna, giú, nel vostro sito, sotto la loggia io ho veduta cosa, che a vederla mi par maravigliosa!
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