Un villano c'ha un bel panier di fichi, che di settembre non sarian sí belli: e' vuol quattro ducati d'otto fichi.— —Va' via!—disse colei—va' via per elli, e che lui me gli dia fa' che gli dichi, e prestamente porterammi quelli.— Colui n'andò per essi, e sí gli porta quattro ducati; e lui trovò la porta.
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L'ora ne venne poi del desinare; aveva la regina due donzelle, che le faceva seco a mensa stare, e tutte due eran pulite e belle. Quando si furon poi poste a mangiare, fu l'acqua alle man data a tutte quelle; e, postasi a seder, senza ch'il dichi, fe' la regina portarsi que' fichi.
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Tolse que' fichi, e sí n'ha dati dua ad una di color ch'eran con seco, e disse:—Mangia questi, che son tua, e dua ne do a quest'altra ch'è teco.— Quegli altri quattro volle che sien sua. —E' per gran dono—disser—me lo reco.— Tal che per gran vaghezza gli mangiorno, e che sien vaga cosa ragionorno.
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Ell'avien quasi mezzo desinato, e ancor tra lor questi fichi si loda; una delle donzelle avea parlato e tal parlare alla regina isnoda, e disse:—Un tristo caso mi è incontrato! Oh trista a me! Che mi è nato la coda!— Cosí disse quell'altra:—Anche a me pare.— Tanto ch'elle restâr di desinare.
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E la regina in zambra se n'andò, e chiama poi con seco le donzelle. Alzonsi i panni, e la coda guardò, e tutt'e tre l'avean, le meschinelle, quelle n'avean due palmi, misurò, e la regina n'ebbe quattro anch'elle; e, ragguagliando che dua e dua fa quattro, le non sapean comprender questo fatto,
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