CLEMENZIA. Adunque, hai tu perduto il nome di vergine?

LELIA. Il nome no, ch'io sappi, e massimamente in questa terra. Del resto si vuol domandarne gli spagnuoli che mi tenner prigiona a Roma.

CLEMENZIA. Questo è l'onor che tu fai a tuo padre, a la tua casa, a te stessa ed a me che t'ho allevata? che ho voglia di scannarti con le mie mani. Entrami innanzi, veh! ch'io non voglio che tu sia piú veduta in questo abito.

LELIA. Oh! Abbi un poca di pazienzia, se tu vuoi.

CLEMENZIA. O non ti vergogni d'esser veduta cosí?

LELIA. So' io forse la prima? N'ho vedute a Roma le centinaia. E, in questa terra, quante ve ne sono che, ogni notte, vanno in questo abito ai fatti loro!

CLEMENZIA. Coteste son ribalde.

LELIA. Oh! Fra tante ribalde non ne può andare una buona?

CLEMENZIA. Io vo' saper perché tu vi vai e perché sei uscita del monistero. Oh! Se tuo padre il sapesse, non t'uccidarebbe, povara te?

LELIA. Mi cavarebbe d'affanni. Tu credi forse ch'io stimi la vita un gran che?