LELIA. Non potreste voi, signor Flamminio, aver fatta mai cosa che a me non fusse contento.
FLAMMINIO. Clemenzia, io non voglio aspettare altro tempo, ché qualche disgrazia non m'intorbidasse questa ventura. Io la vo' sposare adesso, se gli è contenta.
LELIA. Contentissima.
CRIVELLO. Oh ringraziato sia Dio! E voi, padrone, signor Flamminio, sète contento? E avertite ch'io son notaio; e, se nol credete, eccovi il privilegio.
FLAMMINIO. Tanto contento quanto di cosa ch'io facesse giá mai.
CRIVELLO. Sposatevi e poi colcatevi a vostra posta. Oh! Io non v'ho detto che voi la baciate, io.
CLEMENZIA. Or sapete che mi par che ci sia da fare? Che ve ne intriate in casa mia, in tanto ch'io andarò a fare intendere il tutto a Virginio e darò la mala notte a Gherardo.
FLAMMINIO. Va', di grazia; e contalo ancora a Isabella.
SCENA IV
PASQUELLA e GIGLIO spagnuolo.