GHERARDO. Come torgli la sua ventura? Io cerco di darglila, non di torgliela.

CLEMENZIA. Perché la tenete, tutto questo anno, in su le pratiche di volerla o di non volerla?

GHERARDO. Che! Pensasi Lelia che rimanga da me, adunque? S'io non sollecito ogni dí suo padre, se non è la maggior voglia ch'io abbi al mondo, s'io non volesse che si facesse piú presto oggi che domane, che tu mi vegga, fra pochi dí, sovr'una bara.

CLEMENZIA. E questo non mancará, se a Dio piace. Io gli dirò ogni cosa. Ma sapete? La vi vorrebbe vedere andare altramenti; ché cosí gli parete un pecorone.

GHERARDO. Come «un pecorone»? che gli ho io fatto?

CLEMENZIA. No. Ma perché voi andate sempre avviluppato ne le pelli.

SPELA. Sará buon, dunque, che per amor suo si faccia scorticare o che, almanco, corra ignudo per questa terra. Ha' veduto?

GHERARDO. Io ho piú be' panni ch'uom di Modena. Ho caro che me l'abbi detto. Vorrò che, di qua a un poco, mi vegga altrimenti. Ma dove la potrei vedere? quando tornerá dal monistero?

CLEMENZIA. Alla porta Bazzovara. Or ora voglio andare a trovarla.

GHERARDO. Ché non mi lassi venir con te, che andarem ragionando?