SPELA. Questa non sará febbre, ma scemamento di cervello. Ohu! Povero a me! come farò?
GHERARDO. O Clemenzia, mi vien voglia d'abracciarti e di baciarti mille volte.
SPELA. Qui bisognaranno le funi, dissi ben io.
CLEMENZIA. Di cotesto guardatevi molto bene, ch'io non voglio esser baciata da vecchi.
GHERARDO. Paioti cosí vecchio?
SPELA. Che credi? Al mio padrone non sono ancor caduti gli occhi fuor di bocca; volsi dire, i denti.
CLEMENZIA. In ogni modo, non avete il tempo che si crede, veggo ben io.
GHERARDO. Dillo a Lelia. E sai? Se mi metti in sua grazia, ti vo' donare un mongile.
SPELA. Ehi, liberalaccio! E a me che darete?
CLEMENZIA. Tanto fusse voi in grazia del duca di Ferrara quanto voi sète in grazia di Lelia, che buon per voi! Ma sí! Voi la dileggiate: ché, se voi gli volesse bene, non la terreste in queste trame né cercaresti di tuorgli la sua ventura.