GHERARDO. Cotesta è una cosa, Virginio, che piú si sente in parole che non si truova in fatti fra' mercatanti de' nostri tempi. Ben credo che non sia tu di quelli. Non di meno il vedermi menar d'oggi in domane e di domane nell'altro mi fa sospettar non so che; né ti cognosco io per cosí da poco che, quando vorrai, non facci far tua figliuola a tuo modo.

VIRGINIO. Ti dirò. Tu sai che m'accadde l'andare a Bologna per saldar la ragione d'un traffico che aveamo insieme messer Buonaparte Ghisilieri, il cavalier da Casio ed io. E perch'io sono in casa solo, ed abitavo in villa, non volsi lasciar mia figliuola in man di fantesche; ma la mandai nel monister di San Crescenzio, a suor Camilla sua zia: ove è ancora, ché sai ch'io tornai iersera. Ora io ho mandato il famiglio a dirgli che la torni.

GHERARDO. Sai tu certo ch'ella sia nel monistero e ch'ella non sia altrove?

VIRGINIO. Come s'io il so? dove vuo' tu ch'ella sia? che domanda è questa?

GHERARDO. Dirotti. Son stato certe volte lá per mie facende ed honne domandato; e mai non l'ho potuta vedere; e alcune mi hanno detto ch'ella non v'è.

VIRGINIO. Gli è perché quelle buone madri la vorrebon far monaca per redare, dopo la morte mia, questo poco di resto. Ma non per questo gli riuscirebbe il pensiero, ch'io non son però sí vecchio ch'io non sia atto ad avere un par di figliuoli, quando io tolga moglie.

GHERARDO. Vecchio? Oh! Ti prometto ch'io mi sento cosí bene in gambe ora come quando io ero di vinticinque anni; e massimamente la mattina, prima ch'io pisci. E, s'io ho questa barba bianca, nella coda son cosí verde come il poeta toscano. E non vorrei che niun di questi sbarbatelli, che van facendo il bravo per Modena col pennacchio ritto alla guelfa, con la spada alla coscia, col pugnal di dietro, con la nappa di seta, mi vincesseno in cosa nissuna, eccetto che nel correre.

VIRGINIO. Tu hai buono animo. Non so come le forze riusciranno.

GHERARDO. Vorrò che tu ne domandi Lelia, come sará, la prima notte, dormita con me.

VIRGINIO. Or, col nome di Dio, ti bisogna avergli discrezione, perché l'è pure ancor fanciulla e non è buono, in principio, d'esser cosí furioso.