CLEMENZIA. Oh! De' par vostri se ne trovan pochi. Ma, s'io credesse che voi glie la desse, prima l'affogarei.
VIRGINIO. Clemenzia, io perdei ciò ch'io avevo. Ora mi bisogna fare il meglio ch'io posso. Se Fabrizio, un dí, si trovasse ed io avesse dato ogni cosa a costei, si morrebbe di fame; che non vorrei. Ora io la marito a Gherardo con condizione che, se Fabrizio non si truova infra quattro anni, abbi mille fiorini di dote; se ritornasse, ne abbi aver solamente dugento; e, del resto, la dota egli.
CLEMENZIA. Povera figliuola! So che, se la fará a mio modo…
VIRGINIO. Che n'è? Quant'ha che tu non l'hai veduta?
CLEMENZIA. Son piú di quindici giorni. Oggi volevo andarla a vedere.
VIRGINIO. Intendo che quelle monache la voglion far monaca e dubito che non gli abbin messo qualche grillo nel capo, come è lor costume. Va' fin lá, tu, e digli da parte mia che ella se ne venga a casa.
CLEMENZIA. Sapete? Vorrei che mi prestasse due carlini per comprare una soma di legna, ché non n'ho stecco.
VIRGINIO. Diavolo, empiela tu! Orsú! Va', ché te le comprarò io.
CLEMENZIA. Voglio andare prima alla messa.