PEDANTE. Iddio ve ne guardi, voi e lui. Vostro figliuolo è vivo e sano.

GHERARDO. Mal per me, se questo è. Perdut'ho io mille fiorini.

VIRGINIO. Vivo e sano? Che? Se cosí fusse, saria ora con voi.

GHERARDO. Virginio, conosci ben costui, che non sia qualche barro?

PEDANTE. Parcius ista viris, tamen obiicienda memento.

VIRGINIO. Ditemi qualche cosa, maestro.

PEDANTE. Vostro figliuolo, nel sacco di Roma, fu prigione d'un capitano
Orteca.

GHERARDO. State a udire, ché ora comincia la favola.

PEDANTE. E perché gli era a compagnia con due altri, pensando d'ingannarsi, secretamente ci mandò a Siena. Di lí a pochi giorni venn'egli dubitando che quei gentiluomini sanesi, che sono molto amici del dritto e del ragionevole e molto affezionati a questa nazione e sopra tutto uomini da bene, non glie lo tollesseno e liberasseno. Lo cavò di Siena e mandò a un castel del signor di Piombino; e per usque millies ci fece scrivere per mille ducati di taglia che gli avea posto.

VIRGINIO. Figliuol mio! Straziavanlo, almanco?