PEDANTE. S'io miro, io non miro sine causa. Ditemi: conoscete voi in questa terra messer Virginio Bellenzini?

VIRGINIO. Sí, conosco; e non potrebb'esser piú mio amico di quel che gli è. Ma che volete voi da lui? Se pensate d'alloggiar seco, vi dico che gli ha altre facende e che non vi pò attendere: sí che cercate pur altro oste.

PEDANTE. Voi sète per certo esso. Salvete, patronorum optime.

VIRGINIO. Sareste mai messer Pietro de' Pagliaricci maestro di mio figliuolo?

PEDANTE. Sí, sono.

VIRGINIO. Oh figliuol mio! Trist'a me! Che nuove mi portate di lui? ove il lasciaste? ove morí? perché sète stato tanto ad avvisarmi? ammazzoronlo quei traditori, quei iudei, quei cani? Figliuol mio! Era quanto bene io avevo al mondo! O caro maestro mio, presto! Ditemelo: ve ne prego.

PEDANTE. Non piangete, messer, di grazia.

VIRGINIO. Oh Gherardo, genero mio! Ecco chi m'allevò quel povero figliuolo mentre che visse. Oh maestro! O figliuol mio, dove se' tu sotterato? Sapetene nulla? ché non mel dite? ch'io muoio di voglia di saperlo e di paura di non intender quello ch'io intenderò.

PEDANTE. O padron mio, non piangete. Perché piangete?

VIRGINIO. Non piangerò io un cosí dolce figliuolo? cosí savio? cosí dotto? cosí bene allevato? che quei traditori me l'ammazzorono.